Ecco tutte le "pugnalate" nella guerra Renzi-Conte

Giustizia, immigrazione ed economia. Sono tante le divisioni nel governo giallorosso e, ormai, lo scontro tra Giuseppe Conte e Matteo Renzi sembra vicino al punto di rottura

Non solo prescrizione o intercettazioni. Dalle concessioni autostradali ai decreti Sicurezza, il governo giallorosso versa in una crisi costante come ci fosse una bomba ad orologeria pronta a esplodere sotto la scrivania del premier Giuseppe Conte.

La maggioranza vicina al punto di rottura

Matteo Renzi, nella sua e-news, ha scritto a chiare lettere che non intende andare a elezioni.“Erano altri – ovvio il riferimento a Zingaretti - quelli che avevano già fatto l’accordo con Salvini. In più le elezioni non ci saranno per mesi (dopo il referendum di marzo vanno rifatti i collegi e dunque servono tempi tecnici). Per cui, se cade il Governo Conte Bis, ci sarà un nuovo Governo. Non le elezioni”, ha sentenziato il leader di Italia Viva. Dal Nazareno, invece, c’è un gran fermento per riportare a casa quei ‘renziani pentiti’ che consentirebbero al Conte-bis di continuare a sopravvivere. L’ex eurodeputato Goffredo Bettini, vicinissimo al segretario Zingaretti, su Facebook ha definito Renzi“una tigre di carta”, salvo poi aggiungere che esiste “la possibilità, certamente allo stato attuale tutta da costruire, di sostituire Italia viva con parlamentari democratici (in quanto non sovranisti, illiberali e autoritari) pronti a collaborare con Conte fino alla fine della legislatura”. Una prospettiva, quella di allargare la maggioranza speranzo che alcuni renziani tornino a casa, che lascia perplessi non solo i Cinquestelle, ma anche i democrat di Base Riformista (ex renziani). Al momento, però, si registrano due cambi di casacca ‘in entrata’ per Italia Viva: il senatore dem Tommaso Cerno e la deputata di LeU, Michela Rostan. Una mossa che sembrava preludere a una nuova offensiva di Renzi, il quale, però, nel corso della puntata di Porta a Porta, ha leggermente smorzato i toni:"Tutti dobbiamo darci una regolata, a cominciare da me. Non si può andare avanti con questo gioco di equilibri. Così non si va avanti".

Le divisioni sul tema immigrazione

Riposizionamenti che avvengono mentre le fibrillazioni in seno al governo proseguono. Il vertice sui decreti Sicurezza ha visto i ‘gialli’ e i ‘rossi’ di nuovo su fronti contrapposti. Se Nicola Fratoianni di Leu sposa la linea dell’abrogazione completa, così come richiesto anche dal movimento delle sardine, per il reggente del M5S Vito Crimi “tornare indietro vanificherebbe gli effetti ottenuti”. Il Pd, invece, si divide: da una parte chi sostiene che, oltre a recepire i rilievi di Sergio Mattarella, si debbano togliere le multe alle Ong e reintrodurre la protezione umanitaria e dall’altra Matteo Orfini e Stefano Bonaccini che spingono, non solo per abrogare i Decreti Sicurezza, ma anche per approvare lo ius soli. “Ci sono tre proposte di legge: la mia, quella di Boldrini e quella di Polverini. Le audizioni sono finite, ora bisogna passare alla vera discussione delle norme. Se c’è la volontà politica, lo ius soli si può approvare in un paio di mesi”, ha detto Orfini in una recente intervista al Dubbio. “Sullo Ius soli, penso sia un provvedimento che sarebbe giusto per un Paese civile'', ha dichiarato Bonaccini, smentendo sé stesso che in piena campagna elettorale aveva zittito il suo segretario Nicola Zingaretti affermando che le priorità erano altre.

La Giustizia, sempre terreno di scontro

Sul fronte giustizia si segnalano turbolenze per il ‘decreto Intercettazioni’ quando, a Palazzo Madama, l’ex presidente del Senato Pietro Grassi ha presentato un emendamento che avrebbe allargato le maglie dell’uso di questo strumento d’indagine. "Non sono io che vado contromano sono gli alti che hanno cambiato direzione, noi ci siamo accodati alla maggioranza per tante questioni, non avrei mai votato il decreto sulle intercettazioni ma lo facciamo per carita' di patria", ha detto Renzi a Porta a Porta. Italia Viva, che già la settimana scorsa aveva votato con le opposizioni l’emendamento Costa per abolire la riforma della prescrizione voluta dal ministro Alfonso Bonafede, aveva issato le barricate e trovato una soluzione solo dopo una giornata frenetica di incontri. Già, perché la diatriba sulla prescrizione è solo rimandata e, anche ieri, Italia Viva, in commissione Giustizia alla Camera, ha votato di nuovo la proposta di legge del forzista Enrico Costa. Renzi ha spiegato chiaramente che non intende indietreggiare e, in caso di mancato accordo sulla prescrizione, la mozione di sfiducia nei confronti di Bonafede sarà inevitabile. Ma poi aggiunge: "Non credo cadrà il Governo. Io però sono un ottimista. Spero che ci sia buonsenso e si arrivi tutti all'accordo". Difficile da credere, considerato che ora il capo delegazione del M5S nel governo è proprio Bonafede e che gode del sostegno incondizionato di Luigi Di Maio. L'ex capo politico dei pentastellati, nel corso della manifestazione grillina contro i vitalizi, aveva detto:“Dopo tanti anni in cui molti opportunisti facevano i ministri della Giustizia, finalmente abbiamo un ministro della Giustizia tutto di un pezzo e lo dobbiamo difendere. Dobbiamo difendere anche le sue riforme, come la riforma sulla prescrizione".

Sullo sfondo si preannuncia battaglia anche in economia

E, infine, le scelte di politica economica determineranno inevitabilmente nuove frizioni. I renziani vorrebbero smantellare i due provvedimenti simbolo del governo gialloverde: Quota 100 e il reddito di cittadinanza. Su questo tema il leader di Italia Viva, parlando dal salotto di Vespa, è stato molto chiaro:"'Se Conte vuole fare la cura da cavallo cominci abolendo il reddito di cittadinanza che è un fallimento'". I grillini forse cederanno sulle pensioni, ma di sicuro non intendono rinunciare al loro cavallo di battaglia, il reddito di cittadinanza. A tal proposito, in una recente intervista rilasciata al Fatto Quotidiano, il ministro del Lavoro, la pentastellata Nunzia Catalfo, ha annunciato di voler modificare il Jobs Act e ha chiarito:“Con il Reddito, persone che finora non cercavano lavoro si sono attivate rivolgendosi ai Centri per l’impiego”. Ecco, dunque, perché il matrimonio tra Renzi e Conte è sempre più vicino al divorzio.

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Commenti
Ritratto di saròfranco

saròfranco

Gio, 20/02/2020 - 00:21

Su una cosa Renzi ha ragione: " se cade il Governo Conte Bis, ci sarà un nuovo Governo. Non le elezioni”. E non per il referendum ed il rifacimento dei collegi, ma perché vincerebbe il cdx, molti dell'attuale maggioranza andrebbero a casa, salterebbe la pacchia delle nomine. Il governo e l'Italia sono bloccati, il parlamento è di fatto esautorato e l'economia va a rotoli. Ormai la maggioranza è solo numerica e non politica, ed è retta solo dall'interesse comune. Peccato che l'interesse sia solo il loro e non quello degli italiani.