Duro colpo della Dda al clan Senese: in carcere anche il fratello della Cirinnà

Claudio è tra i 28 finiti in manette. Dovrà rispondere di usura

Duro colpo della Dda al clan Senese: in carcere anche il fratello della Cirinnà

«Affari di famiglia» per il clan Senese. Ventotto arresti, 16 in carcere, 15 milioni di euro sequestrati. Non solo. In manette anche Claudio Cirinnà e suo figlio Riccardo. L'accusa? Usura.

Il fratello della senatrice pd Monica, cognato del sindaco di Fiumicino Esterino Montino, non è la prima volta che finisce nei guai. Nel 2015 è accusato di associazione a delinquere per traffico di carburante ed evasione delle accise tra Italia, Germania, Austria e Romania. Per mesi Cirinnà è alla macchia, nascosto in un'imbarcazione ormeggiata nel porto di Ostia. Ora una nuova bufera per la madre del ddl sulle unioni civili. «Apprendo con amarezza e dolore che mio fratello sarebbe coinvolto in un'inchiesta giudiziaria - commenta la senatrice -. So pochissimo della sua vita travagliata, benché abbia sempre cercato di aiutarlo a mettere sulla giusta via la propria esistenza. Mi aveva fatto sperare in un ravvedimento».

Claudio Cirinnà, si legge sull'ordinanza di custodia cautelare, in più occasioni avrebbe estorto somme prestate a tassi usurai minacciando le sue vittime. Intercettato dalle fiamme gialle durante la latitanza, Cirinnà minaccia il poveretto di turno che se non avesse ricevuto il denaro sarebbe passato alle vie di fatto nei suoi confronti e in quelli dei suoi familiari. Successivamente si presenta dal debitore, A.L., aizzandogli contro un cane molosso. «Non mi guardare negli occhi - dice testualmente - non mi sfidare altrimenti ti do una testata in faccia».

Altra caratura per il capo della banda trapiantata da Afragola a Roma alla fine degli anni '80. Tre fratelli, Michele, Gennaro e Angelo Senese, considerati dagli investigatori i caposaldi della camorra nella capitale, i referenti del clan Moccia-Magliulo. Nonostante sia in carcere Michele 'O Pazz gestisce, secondo la Procura antimafia, un giro di affari basato su estorsioni, usura, riciclaggio con l'aggravante del metodo mafioso, agevolando la galassia criminale della camorra campana. Con il figlio Vincenzo e il fratello Angelo, il mandante dell'omicidio di Giuseppe Carlino, Pinocchietto, resta saldamente al vertice del gruppo criminale. Per impartire gli ordini oltre le sbarre Michele scambia le scarpe (con dentro i pizzini) con il figlio in parlatorio. Dda, guardia di Finanza, Squadra mobile gli stanno addosso fin dall'indagine Mondo di Mezzo quando 'O Pazz viene filmato durante un'accesa discussione con Massimo Carminati per la spartizione della piazza. Impiantato nella zona del Casilino, in parte controllata dai malavitosi della Marranella, Michele diventa il numero uno solo dopo la morte del fratello Gennaro, Doppio Sorriso.

Un fatto passato alle cronache come l'omicidio «in diretta». Gennaro viene sgozzato davanti a moglie e figli del suo assassino, Giuseppe Carlino, mentre i finanzieri del Gico, appostati con un furgone sotto casa, ascoltano tutto. Non fanno in tempo ad arrestarlo che Carlino fugge in Spagna. Poi rientra ma, tradito dall'amico che lo nasconde, viene preso. Esce dal carcere per andare a curarsi al centro di salute mentale di Anzio. Michele aspetta. Lo farà uccidere nel settembre 2001 da due sicari appostati sotto casa della madre, a Torvaianica.

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