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E all'università la sharia equivale al diritto canonico

Il punto non è il corso, è il paragone: "Potremmo dire che il codice canonico è la sharia della Chiesa, così come la sharia sarebbe il codice canonico dei musulmani", si legge

E all'università la sharia equivale al diritto canonico
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"La sharia della Chiesa": è questa una delle espressioni utilizzate per presentare e pubblicizzare sulle pagine de La Luce News il corso di diritto islamico attivato all'Università Magna Graecia di Catanzaro. Un'iniziativa illustrata lo scorso 17 aprile e passata quasi inosservata nel dibattito pubblico nazionale.

Insegnare diritto islamico in un'università non è uno scandalo, anzi; e a tenere il corso è il professor Domenico Bilotti (foto), giurista con una consolidata formazione nel diritto ecclesiastico e nel diritto canonico.

Il punto non è il corso, è il paragone: "Potremmo dire che il codice canonico è la sharia della Chiesa, così come la sharia sarebbe il codice canonico dei musulmani", si legge. Ed è qui che scatta il cortocircuito: da una parte le regole della Chiesa cattolica, dall'altra la sharia, l'insieme di precetti religiosi che sono a tutti gli effetti legge nei paesi islamici.

Mettere tutto sullo stesso piano non sembrerebbe una semplice operazione descrittiva, ma una scelta culturale precisa; e il fatto che questo avvenga in un'università pubblica italiana rende la questione ancora più delicata, soprattutto in un Paese come l'Italia dove l'Islam è l'unica religione senza un'intesa con lo Stato.

Il rischio è che passi agli studenti il messaggio che tra diritto canonico e sharia non ci sia alcuna differenza sostanziale. Non è così: fingere che lo sia significa spostare il piano dal confronto accademico a narrazione ideologica.

Non passa inosservata, inoltre, un'altra affermazione contenuta nella presentazione del corso: "In Italia mancherebbero istituzioni religiose islamiche autorevoli in grado di rispondere alle esigenze interne della comunità musulmana". Di quali istituzioni si parla? Si guarda forse alle corti islamiche già presenti nel Regno Unito? Ai tribunali della sharia?

Ed è qui che la questione smette di essere soltanto accademica e diventa inevitabilmente politica: come si può normalizzare a un pubblico di giovanissimi studenti un sistema giuridico-religioso che in molte sue applicazioni si basa sulla violenza e sulla sottomissione?

Verrebbe da chiedersi, quindi, dov'è quella sinistra che per anni ha fatto battaglie sulla laicità, sull'autodeterminazione femminile? Dove sono oggi le indignate professionali? Dove sono le femministe che vedono il patriarcato ovunque? Sono a fianco di queste persone, in ultima battuta messe nei

seggi come burattini. Ed ecco che sembrerebbe essere di fronte al solito gioco utilitaristico di una sinistra che si muove tra slogan e doppi standard ma che, alla fine, non è fedele a nessuna idea di cui si fa paladina.

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