E Berlusconi invoca un esercito comune europeo

L'intervento del Cavaliere: "Solo così potremo essere protagonisti nell'Alleanza atlantica"

E Berlusconi invoca un esercito comune europeo

Sono lontani i tempi in cui Silvio Berlusconi, all'indomani dell'accordo di Pratica di Mare, salutava un tempo in cui «i nostri figli avranno un futuro di maggiore sicurezza e tranquillità. Non ci saranno più arsenali nucleari contrapposti. Il secolo che si apre deve essere un secolo di democrazia e di pace. Viene dopo il secolo delle guerre e dei totalitarismi: il nazismo e il comunismo». Sono trascorsi venti anni. Le lancette della storia sono drammaticamente arretrate soprattutto nel corso degli ultimi otto anni e tutto, infine, si è ribaltato nel giro di poche settimane. Di fronte a questo scenario così drammatico e complesso il presidente di Forza Italia torna a rilanciare un suo cavallo di battaglia: la costruzione di un esercito europeo che possa avere un ruolo forte e integrato all'interno dell'Alleanza Atlantica. E a ribadire la necessità di un profondo ancoraggio dell'Italia alla stessa Nato.

«Forza Italia ha sempre lavorato per l'unità dell'Occidente e per la difesa della libertà e della democrazia, ha sempre sostenuto che l'Europa oltre a dotarsi finalmente di un'unica politica estera debba fare la sua parte con un esercito e una difesa comuni, che sia protagonista di una forte Alleanza Atlantica» scrive su Facebook il leader di Forza Italia. Parole che arrivano nel giorno in cui Forza Italia sostiene con decisione in Parlamento il Dl Ucraina e Antonio Tajani incontra l'incaricato d'affari dell'Ambasciata Usa. «Con Thomas Smitham per rinsaldare il ruolo dell'Italia all'interno dell'alleanza atlantica, per un'Europa più incisiva con un esercito e una difesa comuni integrati nella Nato e per la ferma condanna della guerra in Ucraina» scrive su Twitter il coordinatore di Forza Italia.

La linea del partito azzurro rispetto alla crisi ucraina è chiara anche dal punto di vista militare. Come ha ribadito più volte il sottosegretario alla Difesa, Giorgio Mulè, inviare armi alla resistenza ucraina è legittimo sia per sostenere un Paese che ha subito una aggressione e una invasione, ma anche per difendere una terra che si trova ai confini della Nato. E come ha dichiarato ieri Maria Tripodi bisogna anche rafforzare il budget della nostra difesa per rendere più moderno e professionale il nostro esercito.

È chiaro che in una retrospettiva storica resta qualche rimpianto per alcuni errori strategici commessi dal fronte atlantico. «Vi è stata una fase nella quale era legittimo sperare - ha detto ieri in aula l'azzurro Andrea Orsini - che il conflitto Est-Ovest fosse da chiudere nei libri di storia del '900, insieme all'impalcatura ideologica sulla quale si fondava. Questa fase ha trovato il momento più alto nel 2002 con l'accordo di Pratica di Mare, quando - su iniziativa di Berlusconi - fra i paesi della Nato e la Russia si erano poste le basi per una convergenza di prospettive e di interessi strategici. Da allora il quadro si è progressivamente deteriorato, per responsabilità diverse. Ha pesato l'assenza di una politica estera e di difesa comune dell'Europa, integrata nell'Alleanza Atlantica. Il confuso ritiro dall'Afghanistan è stato l'ultima tappa di un percorso che non ci ha reso credibili».

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