E a casa restano quasi 6 milioni. "Il vero pericolo è l'abbandono"

I presidi: "Un primo passo, ora servono misure per una riapertura duratura". I timori degli psicologi: danni permanenti ai ragazzi. Allerta dispersione scolastica: è già cresciuta del 13%

E a casa restano quasi 6 milioni. "Il vero pericolo è l'abbandono"

Il tira e molla tra Regioni e Miur a conti fatti e dopo qualche settimana di trattative serrate e incertezze logistiche riporterà sui banchi complessivamente meno di un terzo degli studenti (circa 2,7 milioni) tra scuole statali e paritarie in Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Molise. Una didattica in presenza per il 50% dei ragazzi quanto invece alla stragrande maggioranza di coloro presenti nelle regioni rosse, proseguirà con la didattica a distanza e la sequela di problemi che questa comporta non soltanto nell'ambito operativo ma che produce un impatto negativo evidente sull'emotività e produttività scolastica. Da uno studio effettuato da Save The Children Italia è venuto fuori che 4 studenti su 10 hanno affermato di avere in questo periodo ripercussioni negative sulla capacità di studiare, oltre al fatto che uno su cinque ammette difficoltà a relazionarsi con i compagni di scuola. Le manifestazioni più evidenti sono la stanchezza, l'apatia, il nervosismo e l'irritabilità.

Al contempo nei giovani che seguono le lezioni da casa sono comparsi sentimenti negativi come incertezza scoraggiamento e solitudine tali da indurre a pensare addirittura di mollare la scuola. Il dato più preoccupante per l'anno scolastico 2020/21 riguarderebbe un numero pari a 34 mila studenti che già in questo primo quadrimestre scolastico sarebbero a rischio abbandono. Sono coloro che per i motivi più disparati hanno smesso di frequentare le lezioni da casa. Secondo gli adolescenti, tra le cause principali delle assenze dalla Dad, vi è la difficoltà delle connessioni e con essa la perdita di concentrazione. Difficoltà che sembrerebbero avere un duro impatto nella loro preparazione scolastica: più di uno studente su tre (35%) si sente più impreparato di quando andava a scuola in presenza e il 35% quest'anno dovrà recuperare più materie dell'anno scorso. Il rapporto della onlus ricorda infatti che in Italia uno studente su otto non ha un laptop e più di 2 minori su 5 (42%) vivono in case prive di spazi adeguati per studiare. In pratica tutti fattori che rischiano di aggravare ulteriormente il tasso di dispersione scolastica che in Italia, negli ultimi cinque anni, è oscillato tra il 14% e il 15%, ben al di sopra del target Ue, diversamente a quanto invece si prevedeva: ridurlo a un indice del 10%. Senza contare che i giovanissimi, che abbandoneranno gli studi proprio in questo periodo, non potranno che andare a ingrossare le file dei neet, rischiando di rimanere ben oltre i margini del recupero sociale. Già, eppure proprio i Cinquestelle sono stati in passato i primi a inneggiare alla necessità del potenziamento delle reti internet.

Dopo due anni di governo e alla guida del Miur, dimentichi del loro manifesto programmatico, non hanno avviato alcuna organizzazione in grado di garantire a tutti gli studenti che seguono lezioni on line, per l'emergenza Covid un adeguato collegamento. Ed ecco che in tutta Italia nell'ultima settimana si sono moltiplicate le manifestazioni degli studenti per chiedere di tornare in classe. Richiesta sostenuta anche dai dirigenti scolastici che più volte hanno ribadito quanto sia importante tornare a seguire le lezioni in presenza. «L'esigenza di tornare a scuola c'è e questo è fuori discussione» ha spiegato Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione Nazionale presidi, «deve essere però valutato bene l'aspetto della sicurezza. Per questo motivo negli ultimi giorni, c'è stata molta attenzione sul servizio dei trasporti. Io mi auguro che questa riapertura sia duratura e che nell'immediato futuro scompaiano anche tutti quei comportamenti scorretti che nelle settimane prima di Natale hanno contribuito a far risalire la curva dei contagi. Altrimenti saremo costretti a tornare alla didattica a distanza».

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