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E ora la Merkel spinge per una «no fly zone» in Siria

La cancelliera si allinea a Erdogan. Ma rischia di accrescere l'ondata di profughi

E ora la Merkel spinge per una «no fly zone» in Siria

Più che una «cancelliera» tedesca Angela Merkel sembra ormai la ventriloqua e la miglior alleata del presidente turco Recep Tayyp Erdogan. A settembre ha fatto del suo meglio per far arrivare in Europa i profughi di cui il presidente turco si voleva sbarazzare. A ottobre ha permesso ad Ankara di estorcere all'Unione Europea tre miliardi di euro in cambio della promessa di bloccare ulteriori arrivi. Ora è pronta a trasformarsi nel suo miglior alleato sulla questione siriana appoggiando, unica in Europa e nel mondo occidentale, la richiesta turca di creare una no fly zone nei cieli della Siria per dar vita a delle «aree di sicurezza» dove bloccare i rifugiati in fuga dalla guerra.

Lo scorso lunedì la «cancelliera» ne accenna nel corso di un'intervista allo Stuttgarter Zeitung. «Nella situazione attuale sarebbe utile se ci fosse una zona sopra la quale nessuna delle parti in conflitto conducesse attacchi aerei, in pratica una no fly zone». L'allineamento ufficiale alle posizioni turche arriva ieri quando la Merkel conferma, davanti al Bundestag, il suo sostegno ai progetti per la creazione in Siria di «una zona dove nessuno possa condurre operazioni aeree». Per capire quanto la Merkel si stia «sbilanciando» a favore della Turchia basterà ricordare come la proposta di una no fly zone, seguita dalla creazione di «corridoi umanitari» in cui «proteggere» le popolazioni in fuga grazie allo schieramento di forze internazionali, è un cavallo di battaglia di Ankara sin dal 2011.

Persino allora - quando l'ostilità per Bashar Assad e l'appoggio per i ribelli erano pressoché totali - la proposta veniva considerata azzardata da Stati Uniti e paesi europei. Dubbi e timori reiterati nelle ultime settimane da Obama che - oltre a temere uno scontro diretto con gli aerei russi nei cieli siriani considera la no fly zone difficilmente realizzabile in un quadro di legittimità internazionale. Da una parte il «niet» di Mosca bloccherebbe l'eventuale risoluzione dell'Onu indispensabile per dar vita al progetto. Dall'altra Damasco ben difficilmente accetterebbe di suicidarsi dando il via libera ad un progetto che garantirebbe la nascita di «santuari» ribelli in cui la Turchia potrebbe infiltrare il proprio esercito. Non a caso, ieri, proprio mentre la Merkel sostiene davanti al proprio parlamento la proposta di Ankara, il presidente turco si lancia in una dura critica dell'America di Obama. «Oh America non hai detto si alla no fly zone e per questo - protesta Erdogan - gli aerei russi sono liberi di volare e decine di migliaia di persone rischiano di morire.

Non eravamo le forze di una coalizione? Non dovevamo agire insieme?». Ma paradossalmente, mentre Obama si defila Angela Merkel si trasforma nel miglior alleato di Ankara. Dal punto di vista della Cancelliera la mossa è, evidentemente, una moneta di scambio per ottenere dalla Turchia l'impegno a fermare l'ondata di profughi che sta mettendo a rischio la sua immagine e la sua sopravvivenza politica. Dal punto di vista concreto l'acquiescenza alle richieste della Turchia di Erdogan rischia però di ridar fiato ai ribelli e quindi di prolungare oltremodo il conflitto. Creando nuove ondate di profughi pronte a muovere verso la Turchia e marciare poi sull'Europa. Esattamente l'opposto rispetto a quanto la Merkel spera di ottenere. Come del resto è successo negli ultimi cinque anni quando, approfittando dell'acquiescenza occidentale, la Turchia ha alimentato e fomentato il caos jihadista responsabile della tragedia e dell'esodo siriano.

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