A San Marino adesso spunta il filo rosso tra Link e Siulp

Dietro la fiduciaria legata all'università vicina a M5s c'è una fondazione. Creata dai vertici del sindacato di polizia

A San Marino adesso spunta il filo rosso tra Link e Siulp

Un filo sotterraneo lega la Link Campus, l'università romana diventata la scuola quadri del Movimento 5 Stelle, e i vertici del Siulp, il maggiore dei sindacati di polizia. Tutto ruota intorno alla Hero, la misteriosa società con sede e conto a San Marino, di cui sia la Link che il Siulp negano la paternità, ma alla quale centinaia di poliziotti hanno dovuto versare robusti oboli per accedere ai corsi di laurea triennali della Link e da lì ai concorsi interni alla Polizia di Stato per le carriere direttive. Il Siulp ha preannunciato querele al Giornale, dopo gli articoli che avevano alzato il velo sulla vicenda. Ma nuove carte confermano il pasticcio, allargano le sue dimensioni e sollevano nuovi interrogativi.

La Hero risulta controllata al 100 per cento da una fiduciaria della Banca Agricola Cooperativa di San Marino, ed è amministrata da Andrea Parmeggiani, commercialista nella repubblica del Titano, che interpellato dal Giornale rifiuta giustamente di indicare i veri titolari della società. Ma va tenuto presente che la Hero ha una sorta di antenata, una fondazione che prima di lei incamerava su un conto italiano i soldi dei poliziotti in cerca di laurea. Si chiama «Sicurezza e Libertà» e risulta costituita il 14 ottobre 2015, il suo legale rappresentante è il segretario nazionale del Siulp, Felice Romano, tra i suoi fondatori c'è quasi tutto il vertice del Siulp. È una costola del sindacato, insomma. Il 25 febbraio 2016 il direttore generale della Link, Pasquale Russo, chiede di essere iscritto alla fondazione, e per questo versa, non si sa se attingendo a quale fondo, ventimila euro. E non è tutto: Russo evidentemente si dà da fare per trovare altri finanziatori. Nell'aprile 2016, per esempio, scrive a Antonio Colasante, amministratore del Centro Italiano Servizi di Roma, annunciando che si è costituita la fondazione «da me personalmente sostenuta oltre che dall'università che dirigo. Il presidente sarà Gianni de Gennaro». E Colasante scuce anche lui diecimila euro.

Gianni de Gennaro, ex capo della polizia e dei servizi segreti, in realtà con la fondazione non c'entra niente, e la Link spende il suo nome per accreditarsi come canale di collegamento con il mondo della sicurezza e dell'intelligence. Nel comitato scientifico della fondazione siedono invece il fratello di de Gennaro, Andrea, generale della Guardia di finanza, tre prefetti (tra cui due ex vicecapi della polizia, Antonino Cufalo e Fulvio della Rocca) e l'ex segretario del Siulp Giuseppe De Matteis, oggi a capo della polizia alla Camera dei deputati. Cosa faccia esattamente la fondazione non si capisce, in teoria dovrebbe tenere corsi per I poliziotti ma nel suo bilancio 2017 non c'è un solo euro destinato questo scopo, e l'uscita principale è per «attività di supporto e promozione scopo associativo».

In sostanza la fondazione è una scatola vuota, dove attività della Link Campus e del Siulp si intrecciano e si confondono. Di certo c'è che la fondazione, in cambio dei suoi corsi, inghiotte il 20 per cento delle rette che i poliziotti dovrebbero versare alla Link. Questo fino all'inizio di quest'anno, quando agli agenti iscritti all'università viene comunicato il nuovo conto su cui versare l'obolo: è quello della Hero di San Marino, dietro cui si celano non più la fondazione ma uomini e donne in carne e ossa. È un affare succulento, un business sulla legittima aspirazione dei poliziotti a conseguire il «pezzo di carta» necessario per fare carriera. Per fare chiarezza, basterebbe una rogatoria a San Marino, che alzasse il velo sui beneficiari dell'Iban in nostro possesso numero SM8...336

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