E scoppia la protesta dei gestori dei locali: "Penalizzati, sarà una crisi senza precedenti"

Gli esercenti: siamo molto preoccupati, ci aspettiamo un crollo degli incassi

E scoppia la protesta dei gestori dei locali: "Penalizzati, sarà una crisi senza precedenti"

Milano - Nel mirino sembra finito il rito ambrosiano dell'happy hour, insieme alla movida notturna. E i gestori dei locali colpiti dal coprifuoco anti Coronavirus da una parte si adeguano nel rispetto delle regole dall'altra però protestano: «L'ordinanza della Regione ci danneggia e non ne comprendiamo il senso».

Roberto Cominardi, titolare di una celeberrima discoteca milanese e segretario provinciale del Sindacato italiano locali da ballo, va giù piatto: «Sconcerto più assoluto» per l'ordinanza che dispone la chiusura di bar, pub e naturalmente locali notturni dalle ore 18. «Ci adeguiamo - argomenta -, ma non comprendiamo. L'errore di fondo di questa ordinanza è di stigmatizzare la notte come portatrice di Coronavirus. I locali notturni sono penalizzati, è come un gigantesco Articolo 100 (quello con cui si sospende la licenza agli esercizi pericolosi, ndr)». La categoria segnala di non avere un fondo paracadute come invece accade per altre imprese dell'intrattenimento e di avere per contro gli stessi costi gestionali. «Si annuncia una crisi senza precedenti - continua Cominardi -. Inoltre c'è forte confusione. Cos'è un pub? Un bar che somministra anche cibo? Cosa può fare e cosa no? Si rischia di lasciare tutto all'interpretazione di chi farà i controlli». I locali di Milano non sono nella «zona rossa» ma sono sottoposti alle stesse limitazioni. Conclude il rappresentante della categoria: «Poi si genererà una sorta di nomadismo notturno, con i ragazzi che andranno a ballare nelle regioni vicine che non hanno le stesse regole. Di conseguenza rischieremo da una parte più incidenti stradali e dall'altra di spargere il virus. Noi chiediamo di togliere i divieti lombardi. Nel frattempo però, sia chiaro, ho raccomandato a tutti i miei colleghi di rispettare l'ordinanza. Ne va della nostra credibilità».

Più morbido ma comunque critico è Alfredo Zini, anche lui conosciuto gestore milanese e presidente delle Imprese storiche: «Mi sono confrontato con molti titolari e siamo tutti preoccupati - sottolinea -. Ci aspettiamo una forte crisi di numeri e incassi. Anche se il coprifuoco durerà sette giorni, per i locali serali sarà drammatico. E i tempi di ripresa anche dopo saranno lenti». Nella categoria ci sono molti «mal di pancia»: «La salute è la priorità e ci atteniamo alle regole per contribuire ad arginare il contagio - concorda Zini -. Se però la logica della chiusura alle 18 è quella, ad esempio, di evitare la contaminazione dei cibi nei locali da aperitivo, andava spiegato meglio». Infine: «Le scadenze fiscali, alcune molto imminenti, dovranno essere posticipate». Oggi in Regione il leghista Gianmarco Senna, a capo della Commissione attività produttive, presenterà una mozione per chiedere misure che diano sollievo alle imprese del settore, come cassintegrazione estesa alle piccole attività, sospensione delle imposte, blocco dei mutui. «Ci sono 50mila posti di lavoro a rischio solo a Milano», spiega il consigliere regionale.

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