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Ecco come una banale caduta dal motorino è diventata un intrigo politico-giudiziario

La Raggi aveva sporto querela per un tweet. Minzolini assolto in appello: "Era soltanto lo sfogo di un cittadino"

Ecco come una banale caduta dal motorino è diventata un intrigo politico-giudiziario
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Ho scoperto che c'è un giudice anche a Roma e non solo a Berlino per parafrasare la storia del mugnaio di Potsdam. L'altro ieri la terza sezione della Corte di Appello del tribunale di Roma mi ha assolto, dopo la condanna in primo grado, dall'accusa di diffamazione nei confronti dell'ex sindaco, Virginia Raggi. Una "querelle giudiziaria" nata su una vicenda del 2017. Non è che oggi stiamo molto meglio (girare per la Capitale per credere) ma in quell'anno ci furono molte polemiche sulle buche che rendevano le strade capitoline impossibili: diverse testate internazionali, a cominciare dal New York Times al Wall Street Journal oltre ai nostri quotidiani, dedicarono ampi servizi al problema e addirittura i ciclisti del Giro d'Italia del 2018 si rifiutarono di percorrere piazza Venezia quando fecero tappa nella Capitale. Le strade di Roma furono paragonate alle vie dissestate dalle bombe di Sarajevo e di Kabul.

Una condizione infernale che provai sulla mia pelle: per due volte, per colpa dei crateri che costellavano il manto stradale finii sdraiato sull'asfalto con il motorino. L'ultima volta, visto che l'incidente per un pelo non si trasformò in una tragedia, scosso dall'esperienza non certo piacevole, espressi a caldo il mio disappunto con un tweet. Senza fare il nome della Raggi ma rivolgendomi al sindaco di Roma scrissi: chi è "ignorante", "incapace", "demente" sbaglia a cimentarsi nel ruolo complicato di sindaco di Roma: trattasi - è la citazione di Benedetto Croce che usai all'uopo - di "disonestà intellettuale". Furono espressioni forti di cui mi scusai durante il processo e di cui mi scuserei ancora oggi. Sono invece convinto del concetto in sé che riguarda tutti i sindaci non solo la Raggi. Il ruolo di primo cittadino di una metropoli complicata come Roma, infatti, è difficile e delicato e richiede molte doti. Nel processo dissi che se mi venisse proposto lo rifiuterei perché sono il primo a riconoscere che tra i pregi che qualcuno potrebbe riconoscermi non ci sono certo quelli che sono necessari per essere all'altezza di un incarico del genere. Se tutti fossero consapevoli delle proprie qualità, ma soprattutto dei propri limiti in questo Paese avremmo finalmente una classe dirigente degna di questo nome. Non tutti hanno le capacità, infatti, per fare il giornalista, il giudice, l'avvocato o, appunto, il sindaco. Ognuno dovrebbe essere onesto nello scegliere il suo: non sempre, per citare lo slogan grillino, "uno vale uno".

Naturalmente c'è chi ha preferito soffermarsi alle espressioni colorite che purtroppo fanno parte del lessico dei social e di cui io faccio le spese quotidianamente, senza soffermarsi sul tema generale. O addirittura c'è chi ha preferito gettarla in politica mettendo l'accento non sui fatti ma sull'autore Minzolini, direttore del Tg1, ex senatore che per certi mondi andrebbe condannato sempre e comunque. In realtà questa vicenda - e sono grato all'avvocato Fabio Viglione che è stato insuperabile nel renderlo chiaro nel processo - appartiene alla dinamica del rapporto tra un sindaco e un cittadino che non si sente tutelato al di là del cognome, del mestiere, del colore e della religione. È lo sfogo di un abitante della Capitale che dopo due infortuni che al tempo purtroppo non erano rari, invece, di querelare il sindaco o chi per lui intasando i tribunali o di richiedere un risarcimento per i danni riportati, esercita un diritto di critica e richiama l'attenzione dell'amministrazione pubblica su una questione che riguarda l'intera collettività. E sarebbe paradossale che per esercitarlo riceva una condanna dall'autorità giudiziaria o debba pagare i danni ad un sindaco per aver usato toni eccessivi determinati da uno stato emotivo particolare. Capisco il galateo ma una logica del genere equivarrebbe a dire che al malcapitato - a parte i rischi dell'incidente che in qualche episodio sono costati la vita - una caduta a Roma in motorino costa 5mila euro. Un'assurdità. Ma soprattutto la questione investe chi decide di candidarsi a sindaco, una carica che prevede oneri e onori e tra i primi c'è anche l'obbligo di ascoltare con pazienza e comprensione le rimostranze e gli sfoghi dei cittadini. Fa parte del gioco.

In fondo ci sarà una ragione se da secoli se piove la colpa è sempre del governo ladro qualunque esso sia.

E sono stato fortunato a trovare tre giudici che hanno compreso quale fosse il nocciolo della questione evitando di trasformare come avviene in qualche tribunale la vicenda nel solito intrigo-politico giudiziario.

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