Due città, due eventi ad alto rischio a cavallo del nuovo anno, che hanno messo a dura prova l'impianto di sicurezza, entrambi orchestrati da quella che può essere individuata come area antagonista in cui gravitano i centri sociali e i movimenti anarchici. Torino e Bologna si sono ritrovate ad affrontare la gestione di movimenti che non accettano regole, che trasformano il concetto di aggregazione nell'ennesima prova di forza contro lo Stato. "Capodanno contro lo stato di polizia: Torino non vi vuole, andatevene via", queste le parole degli antagonisti a seguito degli scontri tra Askatasuna e le forze dell'ordine durante la cosiddetta "Street Parade" del 31 dicembre, mentre a Bologna si stava svolgendo un rave party nell'ex caserma dismessa Stamoto, di proprietà demaniale, dove soggetti provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa hanno occupato gli spazi: nel momento clou si sono contate circa 4 mila persone all'interno.
A Torino, il corteo scandito dalla musica ha attraversato le strade con l'obiettivo di raggiungere il quartiere di Vanchiglia per provocare le forze dell'ordine che da circa due settimane presidiano la struttura che per 29 anni è stata occupata abusivamente dal centro sociale. Proprio quando il serpentone ha incrociato via Rossini da Corso San Maurizio, non distante dalla struttura, è iniziato un fitto lancio di petardi, bottiglie e bombe carta contro un battaglione dei carabinieri schierato per sicurezza. Le forze dell'ordine hanno risposto con fumogeni e idranti per impedire che si arrivasse allo scontro fisico. La "Street Parade" si è conclusa dietro il Campus Einaudi e a pochi passi dall'ex palazzina occupata, senza ulteriori scontri ma con la certezza che ogni corteo di Askatasuna è potenzialmente a rischio e che viene "infiltrato" dai maranza, presenti anche il 31 notte. Durante il corteo sono stati scanditi cori per i sei minori tra i 16 e i 17 anni arrestati ai domiciliari a Torino perché accusati di resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale. E la prima reazione è quella del ministro Paolo Zangrillo che ribadisce: "No alla delinquenza organizzata camuffata da impegno sociale".
Non è ancora chiaro, invece, chi ci sia dietro l'organizzazione del rave party di Bologna: alcuni camper hanno forzato gli accessi e la festa è stata segnalata alle forze dell'ordine da diversi residenti, preoccupati per i fuochi accesi dagli occupanti tutto intorno alla struttura, disturbati dalla puzza di fumo, e non solo, che ha invaso l'intero circondario: i partecipanti hanno iniziato a defluire, non del tutto, solo nel tardo pomeriggio del 1 gennaio. "Stanno bruciando tutto quello che trovano per potersi scaldare e l'aria è diventata irrespirabile", ha detto Maurizio, un residente della zona, a Il Giornale. La polizia è arrivata poco dopo la forzatura delle catene, pur non entrando, e la Digos è riuscita a rilevare le targhe di oltre 150 veicoli che saranno particolarmente utili ai fini dell'indagine, e a identificare alcune decine di persone. "Questo ennesimo rave abusivo alla Stamoto è il regalo di buon anno che Lepore regala ai bolognesi.
Se quattromila persone, provenienti anche dall'estero, si permettono di venire a Bologna per fare un rave abusivo lo fanno perché sanno che la sinistra a guida Pd che governa la città gli permette qualsiasi cosa", ha dichiarato Francesco Sassone, coordinatore cittadino di Fratelli d'Italia e consigliere regionale.