Ecco il covo delle spie russe in Europa. Blitz segreti dalle Alpi dell'Alta Savoia

Secondo «Le Monde» dal dipartimento francese sarebbero partiti 15 agenti del Cremlino per commettere omicidi e blitz

Le Alpi tra Francia, Svizzera e Italia come «base logistica» delle operazioni clandestine condotte dagli 007 russi in Europa. Dai borghi dell'Alta Savoia sarebbero passati gli agenti del Gru, i servizi segreti militari di Mosca, responsabili dell'attacco al gas nervino contro Sergey Skripal a Salisbury, nel Regno Unito, ma anche gli autori di blitz nei Balcani e nell'ex Urss.

Lo scoop è del quotidiano francese Le Monde, che attraverso fonti dei servizi di intelligence francesi, britannici e svizzeri ha ricostruito gli spostamenti di un gruppo di quindici spie russe che tra il 2014 e il 2018 - l'ultimo passaggio è registrato nel settembre di quell'anno - si sono recate a più riprese nel dipartimento francese al confine con la Valle d'Aosta e la Svizzera, facendo delle Alpi un «campo base» da cui operare nel Vecchio continente.

Gli uomini del controspionaggio di Londra, Parigi e Berna, coadiuvati dai partner statunitensi, si sarebbero messi sulle tracce della cellula proprio dopo l'attacco a Skripal (a sua volta ex agente segreto russo) del 4 marzo 2018, il primo caso di utilizzo di armi chimiche in Europa dai tempi della Guerra fredda. La sostanza contaminante, a cui Skripal riuscì a sopravvivere, fece una vittima collaterale, la 44enne Dawn Sturgess, «colpevole» di aver raccolto la boccetta in cui era contenuto l'agente nervino. Per l'attacco di Salisbury sono stati individuati come presunti responsabili tre russi, Alexander Mishkin (alias Alexander Petrov), Anatoly Chepiga (noto come Rouslan Bachirov), e Denis Sergeev (sui documenti Sergei Fedotov). Almeno uno di loro farebbe parte della cellula «alpina» individuata dal controspionaggio europeo.

Secondo Le Monde, i membri del gruppo - appartenenti tutti alla stessa unità del Gru, la 29155 - si sarebbero recati regolarmente sulle Alpi francesi nel corso dei quattro anni presi in esame. Tra i comuni in cui risiedevano ci sarebbero Annemasse, Evian e Chamonix, a cui le spie arrivavano in auto dopo essere atterrati a Parigi o a Lione (una volta anche a Nizza). Talvolta capitava che si fermassero lungo il tragitto, trascorrendo la notte in strutture a Cannes o Ginevra. La loro scelta sarebbe ricaduta sull'Alta Savoia in quanto zona frontaliera, di facile accesso e adatta per passare inosservati data l'alta presenza di russi. Per non lasciare tracce, secondo quanto ricostruito da Le Monde, la cellula non avrebbe condotto alcuna operazione in Francia, né si sarebbe mai messa in contatto da lì con altre unità del Gru o con diplomatici del Cremlino, così come non sono state trovate armi sul posto. La base sarebbe servita invece per pianificare e condurre altri attacchi in Europa, non solo quello di Salisbury: al vaglio delle intelligence di Francia, Regno Unito e Svizzera c'è anche un altro tentativo di avvelenamento in Bulgaria nel 2015 e alcune azioni di destabilizzazione eseguite in Moldavia e in Montenegro.

Il tema della presenza dei servizi segreti russi in Europa è tornato alla ribalta due giorni fa, dopo che la Germania ha annunciato l'espulsione dal Paese di due diplomatici di Mosca in relazione al caso dell'omicidio di un ex comandante ribelle ceceno, Zelimkhan Khangoshvili, ucciso in pieno giorno in un parco di Berlino il 23 agosto scorso. Secondo gli inquirenti tedeschi dietro la sua morte ci sarebbe il governo russo, colpevole agli occhi di Berlino anche di non aver collaborato alle indagini sul caso. Mercoledì la Germania ha dichiarato i due diplomatici «persone indesiderate con effetto immediato».