Ecco il metodo Woodcock: terzo falso in una sua inchiesta

Nel processo a un medico prova sequestrata illegalmente dai Nas

Ecco il metodo Woodcock: terzo falso in una sua inchiesta

Napoli Deve fare uno strano effetto ai carabinieri lavorare con la Procura di Napoli. Un effetto ipnotico. Non solo per le manomissioni, ad opera del capitano del Noe Giampaolo Scafarto, nell'inchiesta su Alfredo Romeo e Tiziano Renzi, e per le «sviste» nelle intercettazioni nel processo alla coop «Cpl Concordia» dove, magicamente, parole e nomi incomprensibili diventano frecce che bucano il petto dei politici indagati. C'è una terza indagine in cui i militari dell'Arma sono incorsi in apparenti «disattenzioni». Il fascicolo è quello a carico di Paolo Jannelli, luminare dell'ortopedia e direttore di dipartimento del «Cardarelli». Arrestato, per ben due volte nel giro di tre settimane, perché accusato dal pm John Henry Woodcock di assenteismo e di aver dirottato i pazienti in attesa intervento dall'ospedale alla clinica privata «Villa del Sole». Nel corso di una precedente udienza, gli avvocati difensori si sono accorti che agli atti era depositato un foglio presenze di Jannelli in ospedale, di cui però non c'era traccia nelle deleghe che il pubblico ministero aveva affidato al Nas. Un documento che doveva diventare prova a carico dell'imputato.

Momenti di imbarazzo in aula. Com'è possibile che in un processo spunti una carta di cui nessuno conosce la provenienza? Chiamato a testimoniare, il maresciallo che si è occupato del sequestro della documentazione contrattuale negli uffici del nosocomio napoletano, sembra fare l'equilibrista. Cerca di ricostruire la vicenda. Si lancia in ardite ipotesi. Ma c'è poco da fare: quel foglio non doveva essere inserito nell'informativa che ha portato in manette Jannelli, in quanto non era stato oggetto di ordine di acquisizione da parte del pm, né risultava ufficialmente mai acquisito. Come c'è finito? Messo alle strette dai legali, il sottufficiale spiega, tra molti «non ricordo», che «forse» il foglio presenze è stato chiesto informalmente all'ospedale e spedito per posta dal «Cardarelli» ai carabinieri, come gesto di collaborazione. Una cosa mai vista. L'imbarazzo diventa tensione quando Paolo Jannelli denuncia in aula la falsità del documento, contestando le firme apocrife apposte su questo e anche su altri fogli di presenza, tra i quali proprio quello di maggiore clamore, che risulterebbe firmato mentre il primario si trovava in vacanza in Thailandia.

Subendo il fascino delle Grandi Investigazioni, i militari perdono forse il contatto con la realtà e finiscono per commettere errori, alcuni meno comprensibili? Potrebbe essere una delle possibili spiegazioni. Un'altra è quella che offre lo stesso Woodcock su Repubblica di ieri. «Mi chiedo, ma cui prodest? Perché il capitano (Scafarto, ndr) avrebbe dovuto fare questo? Perché avrebbe dovuto mettere in atto una pianificazione eversiva contro Renzi? Cose da pazzi».

Roba da clinica psichiatrica. Che aggiunge: «Non è la prima volta che si verifica uno sbaglio in un'informativa». Detto questo, John Henry spiega: «L'errore è stato commesso, ed è un errore molto grave». E se fosse una vendetta di Ultimo rimosso dal comando del Noe? «Innanzitutto Scafarto non ha mai lavorato a Palermo con De Caprio, non fa parte della sua squadra storica... e poi via... adesso De Caprio lavora nei Servizi, quindi è un dipendente della presidenza del Consiglio...».

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