Le domande che Fazio non ha fatto al "compagno" Speranza

Il ministro della Salute "intervistato" a Che tempo che fa. Nessuna domanda sulle inchieste e gli scandali del report Oms

Le domande che Fazio non ha fatto al "compagno" Speranza

Ben 27 inutili minuti di diretta televisiva. Quasi mezz’ora di “domande molto basiche”, quesiti “generici”, interrogativi “banali” e un microfono prostrato al ministro della Salute senza incalzarlo troppo. Anzi: proprio mai.

Ci sarà un motivo se Roberto Speranza nel suo libricino (pubblicato e poi ritirato) riserva cordiali ringraziamenti a Fabio Fazio e a pochi altri eletti giornalisti. Lo si è capito ieri sera, quando nel salotto radical chic di Che tempo che fa il conduttore aveva l’occasione di bombardare il ministro della Salute su milioni di argomenti e invece ha deciso di regalargli la scena senza punzecchiarlo neppure di striscio. O meglio, fingendo di farlo su temi assolutamente futili tipo la riapertura delle scuole, il “perché non abbiamo i vaccini che servono”, la variante inglese che corre e fregnacce varie. Roba trita e ritrita.

Ci saremmo attesi uno slancio tipico del segugio da giornalismo d’inchiesta, quello che non lascia al Potere neppure il tempo di respirare. Mica capita tutti i giorni di avere ospite Speranza proprio mentre è nell’occhio del ciclone. Chessò, avrebbe potuto domandare: che ha da dire sul piano pandemico del 2006 mai aggiornato che avrebbe salvato 10mila vite? Come spiega il fatto che l’Italia decise di non attivarlo nel pieno della prima ondata? Oppure, sulla trasparenza: perché tenere “segreto” un piano? E dove sono i verbali della task force ministeriale? Macché. Il David Letterman dei poveri ha incalzato così tanto il nostro Roberto, che il ministro ha pure avuto modo dire: “La ringrazio per questa domanda”. Capirai: vuole pure un pasticcino?

A tre minuti dalla fine, però, Fazio ha promesso “l’ultima domanda”. Immaginatevi la scena. Tu sei lì, sul divano, sdraiato da 23 minuti di noia, e l’annuncio ha l’effetto di una scarica elettrica. Esulti: “Evviva, eccoci finalmente: ora lo incastra”. I quesiti possibili ti balenano in testa e martellano sul cranio come un tamburo. Gli domanderà degli sms tra Ranieri Guerra e Silvio Brusaferro? Lo costringerà a spiegare se è vero che il suo capo di gabinetto, Goffredo Zaccardi, era a conoscenza del tentativo di insabbiare il report Oms di Francesco Zambon? Gli chiederà cosa pensa di quel dossier che distruggeva il mito del “modello Italia” nella lotta alla pandemia? O dell'inchiesta della procura di Bergamo? Anzi no: visto che di pallottola ne ha una sola, "l'ultima domanda", forse è meglio se Fazio concentra l’attenzione su quella mail di Guerra in cui parlava di un “outout” dato da Speranza all’Oms per renderla la sua “consapevole foglia di fico”. Ecco: “Ministro, ma lei di tutto questo cosa sa? Non è il caso di fare chiarezza?”

Invece no. Nulla. Anziché cercare la verità, invece di mettere alla sbarra Speranza, anziché fare del buon giornalismo per indagare le ombre del Potere, Fazio ha preferito sprecare l’ultima cartuccia sull’accordo coi sindacati per iniettare i vaccini nelle aziende. “Si sommano o si sottraggono a quelli disponibili?”. Machissenefrega! Siamo seri? Oltre ai pasticcini, allora, forse era il caso di offrire anche un caffè. Nel caso Speranza non si fosse trovato fino in fondo a suo agio. Alla faccia del servizio pubblico.

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