Election day, salta il decreto "Manca il numero legale"

Niente urne a settembre se oggi il testo non ha l'ok Senato aperto in agosto, rischio Papeete giallorosso

Election day, salta il decreto "Manca il numero legale"

In Senato la maggioranza vacilla, rischia di inciampare, si salva in corner per un paio di voti, poi crolla sul numero legale.

É successo ieri nell'aula di Palazzo Madama, e il governo ha rischiato grosso: il decreto Elezioni, che (gentile omaggio del Pd ai Cinque stelle) abbina il referendum sul taglio dei parlamentari alle prossime regionali, e fissa l'election day al 20 settembre, è stato lì lì per saltare, e con lui l'esecutivo.

A far scattare la trappola è stato il solito, diabolico Roberto Calderoli: vista la latitanza in aula della maggioranza (non erano previste votazioni immediate e molti attendevano la chiama per il voto di fiducia fuori dall'emiciclo) l'esponente leghista ha chiamato a raccolta i senatori di opposizione e, approfittando della distrazione del rappresentante dell'esecutivo, il sottosegretario dem Variati che non ha posto immediatamente la fiducia, ha chiesto il passaggio al voto degli articoli del decreto. Per alzata di mano, la proposta Calderoli è passata con 105 voti contro 102. Maggioranza battuta, caos in aula, urla da stadio, poi i giallorossi reagiscono e chiedono la controprova del voto elettronico e stavolta i numeri - per il rotto della cuffia - danno loro ragione: finisce 104 a 102, e il ministro ai Rapporti con il Parlamento D'Incà si precipita in aula a chiedere la fiducia. Mentre la presidente del Senato Casellati viene investita dalle polemiche: l'opposizione l'accusa di aver consentito l'ingresso in aula (e nelle tribune, da dove causa Covid ora si può votare, ma dove i controlli sono minori) a senatori di maggioranza arrivati all'ultimo momento. La minoranza esce dall'aula per protesta e la fiducia sul decreto Elezioni passa con due soli voti contrari (Bonino e Richetti) e 145 a favore. Numeri risicati, ma il decreto è salvo: solo che, a sera, si scopre che mancava il numero legale (150 presenti) per rendere valida la votazione. Fiducia annullata, il voto si ripeterà stamattina.

Pd e Cinque stelle derubricano l'accaduto ad incidente tecnico, e alle solite trappole regolamentari ordite dall'astuto Calderoli. «Non drammatizzerei - dice Matteo Renzi -. C'è stato un errore del sottosegretario Variati, che ha sbagliato a riaprire la discussione mentre molti di noi erano fuori dall'aula, e un atteggiamento discutibile della presidente Casellati». Ma il fantasma dei numeri ballerini in Senato e della torrida estate di un Papeete all'incontrario, col governo che balla la rumba a Ferragosto, si riaffacciano nella maggioranza.

Anche perché proprio la Casellati ad annunciare che il Parlamento, quest'anno, non andrà in vacanza: «Il Paese è in difficoltà e ha bisogno di risposte immediate. Il Senato ad agosto non andrà in ferie». Prima di lei, era stato il vicesegretario Pd Andrea Orlando ad auspicare il lavoro estivo del Parlamento, e non è un caso: i Dem - in sintonia con il Quirinale che auspica «risposte concrete e rapide» sull'impiego dei fondi europei per la crisi Covid - stanno facendo pressione sul premier Conte perché smetta di rinviare e perder tempo e sblocchi la richiesta di fondi del Mes. La tattica temporeggiatrice di Palazzo Chigi, che vuol rimandare le scelte al varo ufficiale del Recovery fund per non mettere in difficoltà i grillini in confusione mentale, sta infatti ottenendo l'unico risultato di complicare la trattativa in sede Ue, dove pochi si fidano della vaghezze italiane. Prima del 2021 sarà difficile ottenere quei miliardi a fondo perduto su cui Conte vorrebbe mettere le mani, senza avere ancora partorito uno straccio di piano su come utilizzarli. In compenso, a luglio, il premier vorrebbe chiedere al Parlamento un nuovo sforamento di bilancio per finanziare la proroga fino a fine anno degli ammortizzatori sociali. Il Pd, almeno a parole, non ci sta: vorrebbe che invece Conte trovasse il coraggio di prendere il toro per le corna e di chiedere i 37 miliardi (gratuiti) del Mes, onde spostare le risorse così liberate sull'economia. Ma l'incidente evitato ieri in Senato rischia di alimentare a Palazzo Chigi il terrore di una nuova crisi agostana.

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