Emergenza incendi: due vittime in Calabria

Tentavano di spegnere le fiamme

È un periodo di fuoco in tutti i sensi per la Calabria ed in particolare per il Vibonese, che dalla fine di giugno si sta trovando a fronteggiare con cadenza quasi quotidiana il più antico dei nemici. La situazione, già critica, è sfociata in tragedia con l'ennesima morte. A Cessaniti, infatti, è stato ritrovato esanime in un fosso Antonio Purita, che nel tentativo di difendere dalle fiamme la sua abitazione ha perso la vita. Sembrerebbe che il sessantottenne, abbia prima cercato di domare l'incendio, accerchiato dal fuoco, e poi perso i sensi per poi essere raggiunto dalle fiamme. I soccorsi allertati dai familiari, in pensiero perché la vittima non era rincasata, quando sono sopraggiunti non hanno potuto fare altro che constatarne la morte ed approntare quanto necessario per recuperare il corpo.

Non diversa è stata la sorte di Mariano Pizzuti, che tentando di spegnere l'incendio che minacciava il suo terreno a San Pietro in Guarano, nel cosentino, è morto carbonizzato, dopo aver perso i sensi a causa delle fitte colonne di fumo. A nulla è valso il tentativo di raggiungerlo con l'elisoccorso perché a causa delle fiamme alte e delle colonne di fumo non è riuscito ad atterrare. Tutto questo è avvenuto a solo un paio di settimane dalla morte in una situazione analoga di Maria Cichello, un'anziana signora che è stata sorpresa dalle fiamme nelle campagne di Zungri e riparatasi in un casolare ha perso la vita per le esalazioni di fumo.

La situazione è drammatica, quotidianamente forze dell'ordine e vigili del fuoco si trovano a fronteggiare un numero impressionante di roghi, in penuria di uomini e mezzi. A fine giugno le fiamme indomabili si sono spinte fino al centro abitato di Tropea e solo la fortuna e la prontezza dei cittadini che hanno organizzato squadre improvvisate, hanno evitato la tragedia. Fra sbarchi di immigrati e incendi le forze dell'ordine non sanno come dividere e impiegare le ben poche forze disponibili ed in un territorio con un così alto tasso di criminalità organizzata, costringere carabinieri e polizia a rincorrere gli incendi per salvaguardare la popolazione sfiora il ridicolo. D'altronde il premier Gentiloni il 20 giugno scorso, dopo che due Canadair erano decollati da Ciampino alla volta di Montereal, sottolineava «la piena e immediata disponibilità dell'Italia ad offrire (al Portogallo per fronteggiare gli incendi, ndr) ogni forma di aiuto e sostegno» ritenuti necessari, mentre a quanto pare la Calabria, fra combustione spontanea, piromani e mali atavici, può rimanere abbandonata a se stessa.

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Commenti

swiller

Ven, 14/07/2017 - 13:53

I piromani se colti in flagrante vanno giustiziati sul posto.

veromario

Ven, 14/07/2017 - 15:10

la penso come swiller se presi i piromani vanno legati ad un albero li nel luogo dell'incendio,vedrai che molti ci pensano poi.