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Eni, Meloni vince la partita Di Foggia. Consob, Salvini: "Freni è il migliore"

La premier convince la manager al passo indietro da Terna senza buonuscita. Gli altri dossier aperti

Eni, Meloni vince la partita Di Foggia. Consob, Salvini: "Freni è il migliore"
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La svolta arriva nel giro di poche ore e chiude una delle partite più delicate sul tavolo del governo. Giuseppina Di Foggia (in foto) ha infatti manifestato la disponibilità a rinunciare all'indennità di fine rapporto da Terna, aprendo così la strada al suo approdo alla presidenza di Eni e disinnescando definitivamente la polemica sulla buonuscita da 7,3 milioni di euro. Una scelta che recepisce in pieno la linea dettata dall'esecutivo e che segna un punto politico per Giorgia Meloni.

Non a caso, la premier era stata chiarissima ieri mattina. "Penso che la Di Foggia debba scegliere tra la presidenza dell'Eni e la buonuscita di Terna. Mi pare abbastanza semplice la questione. Questa è una scelta di Di Foggia, in caso contrario valuteremo le nostre alternative". Un ultimatum che, alla prova dei fatti, ha prodotto l'esito auspicato. La nota di Terna formalizza il passaggio, spiegando che l'amministratore delegato è "pronta a sottoscrivere un accordo per la rinuncia all'indennità nel rispetto delle procedure e dei principi di corporate governance".

Il risultato si inserisce in una strategia più ampia: chiudere rapidamente i dossier aperti e arrivare allo sprint finale della legislatura con un assetto solido e coerente. A questo proposito, il Consiglio dei ministri di oggi dovrebbe completare il mosaico dei sottosegretari, riempiendo caselle rimaste vacanti e riequilibrando i pesi all'interno della maggioranza. Un lavoro di cesello che punta a disinnescare tensioni senza alterare gli equilibri complessivi. In questo quadro, il nome dell'ex capogruppo alla Camera Paolo Barelli resta centrale per Forza Italia, con un possibile ingresso nell'esecutivo come sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento, mentre sullo sfondo si muovono altre pedine come Sara Kelany alla Giustizia e Alessandro Amorese alla Cultura, in continuità con la linea di Fratelli d'Italia.

Il nodo più politico resta però quello delle authority, a partire dalla Consob. Qui le posizioni nella maggioranza non sono ancora del tutto allineate. "La partita della presidenza della Consob non la sto seguendo io, continuo a ritenere che Freni sia il profilo migliore, però è mesi che lo stiamo ripetendo, altri hanno idee diverse, non ho capito cosa propongono", ha osservato ieri Matteo Salvini, difendendo apertamente la candidatura del sottosegretario all'Economia. Una posizione che evidenzia le resistenze, in particolare sul fronte azzurro, e che rende evidente come il tema sia anche un banco di prova dei rapporti interni alla coalizione.

La stessa Meloni, tuttavia, ha mantenuto un profilo prudente. "Di Federico Freni alla presidenza della Consob non ne stiamo discutendo per ora", ha tagliato corto, lasciando intendere che la soluzione dovrà maturare dentro un equilibrio politico più ampio. Non a caso, sulla vicenda è in corso anche una valutazione tecnica, con il coinvolgimento dell'Avvocatura dello Stato (Freni è attualmente commissario Consob e l'upgrade non è previsto), a conferma della delicatezza del passaggio.

Il

filo che tiene insieme tutte queste partite è la volontà della premier di consolidare la maggioranza senza strappi. Le nomine diventano così uno strumento per rafforzare la coesione, tenendo conto delle diverse sensibilità.

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