Tra entusiasmi e qualche dubbio il Cav rassicura: "Mai appiattiti"

Carfagna e Gelmini le più prudenti. Anche il coordinatore Tajani media

Tra entusiasmi e qualche dubbio il Cav rassicura: "Mai appiattiti"

«Proponendo una fusione con la Lega si rischia che in cinquanta vadano con Brugnaro» è esplosa a un certo punto la ministra per il Sud, Mara Carfagna, che certo non è mai stata sostenitrice di un dialogo troppo stretto con il partito di Matteo Salvini. Le ha risposto la presidente dei senatori, Anna Maria Bernini: «Siamo alle minacce mafiose?». Sono seguiti ulteriori strascichi. Un momento di tensione palpabile durante il video vertice con Silvio Berlusconi dei big di Forza Italia. Tema caldo proprio la federazione, più che fusione, con il partito di Salvini, da realizzare in Parlamento entro giugno.

Il fatto è che non a tutti il progetto della «federazione» stretta stretta con Salvini è piaciuto allo stesso modo. Ha manifestato qualche scetticismo il leader del movimento giovanile di Forza Italia, il battagliero milanese Marco Bestetti, convinto che il partito abbia un futuro più facile come forza autonoma tra gli juniores anche grazie alle sue differenze dalle posizioni più radicali della Lega. Un tema che a Milano è più sentito che nel resto del Nord, anche per la storia della città e il profilo centrista del sindaco, Giuseppe Sala. Perplesso anche il romano Maurizio Gasparri: «Serve una proposta più articolata».

Ma a mostrare aperta contrarietà per l'accelerazione sono state soprattutto le ministre: oltre a Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, responsabile per gli Affari regionali e le autonomie, entrambe esponenti di punta di Forza Italia dai primi anni dopo la fondazione. «Consideriamo con grande attenzione la proposta di federazione di Salvini» hanno subito battuto le agenzie a vertice in corso. Davanti alle notizie che iniziavano a circolare all'esterno, entrambe hanno contestato l'interpretazione a loro avviso un po' troppo sbilanciata sull'entusiasmo di Berlusconi per l'iniziativa. A frenarne le preoccupazioni il coordinatore azzurro, Antonio Tajani, anche perché nel frattempo era trapelata anche la frase del Cavaliere «non siamo appiattiti sulla Lega». Più tardi si è aggiunta la protesta dell'assente Gabriella Giammanco, vice presidente di Forza Italia e portavoce azzurra in Sicilia («non siamo ai saldi di fine stagione»).

In Forza Italia, si sa, convivono un'anima che avverte una forte sintonia con la Lega e un'altra più centrista, accusata dai filoleghisti del partito di volersi aggregare a Luigi Brugnaro e Giovanni Toti oppure di desiderare il passaggio nell'area tra Italia viva di Matteo Renzi e Azione di Carlo Calenda. In passato i sospetti avevano riguardato legami ritenuti troppo stretti con Corrado Passera o con altre formazioni che si muovono al centro del centrodestra.

Ma adesso siamo al momento delle scelte decisive e l'ala più moderata si difende con maggiore intensità. «Nessuno vuole andare a sinistra, crediamo nel centrodestra, ma che sia stabilmente plurale» il ragionamento che guida una delle personalità azzurre meno decise al passo leghista. E ancora: «Ci sembra un'operazione da ponderare, soprattutto perché lascia uno spazio vuoto al centro per spostarsi verso una destra che è già occupata da Lega e Fratelli d'Italia. E la politica non sopporta vuoti: sarebbero subito riempiti da altri partiti, nascenti o già nati».