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Epstein, Starmer si scusa ma non molla

Il mea culpa (a metà) del premier sul caso Mandelson. Pressing per le dimissioni

Epstein, Starmer si scusa ma non molla
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Keir Starmer sotto torchio per ore ieri, mentre non si placa la polemica sul caso Mandelson. Come promesso il Premier britannico si è presentato in Parlamento per spiegare esattamente come sia potuto accadere che il Foreign Office non tenesse conto del parere negativo della commissione sulla sicurezza a proposito della nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore britannico negli Stati Uniti e soprattutto come sia stato possibile che nessuno ne fosse stato messo al corrente, a cominciare dal Primo Ministro. "È in gioco la reputazione del Premier" ha dichiarato la leader dei Conservatori Kemi Badenoch che ha anche chiesto le dimissioni di Starmer insieme alle altre forze di opposizione.

Non c'è dubbio che la posizione di Starmer appaia sempre più traballante. "Non ho fuorviato il Parlamento - ha risposto ieri il capo del governo - anche se ammetto che le informazioni che ho ricevuto avrebbero dovuto essere note anche a voi". Starmer è venuto a conoscenza di come si sono svolti esattamente i fatti soltanto martedì sera e il giorno dopo ha chiesto urgentemente un rapporto sul caso. Con quel candore che lo contraddistingue, ma che oramai sembra sempre più ingiustificabile, ha spiegato di non essere stato messo al corrente delle mosse del Foreign Office, cosa che riesce difficile da credere. Subito dopo che la notizia era stata resa nota dal Guardian il Premier ha licenziato in tronco il dirigente in capo dell'ufficio, Olly Robbins, e gli ha chiesto per quale motivo fosse stato tenuto all'oscuro del parere negativo della sicurezza su Mandelson. Robbins ha affermato che la legge gli impedisce di passare simili informazioni, anche al capo del governo. "Vi posso dire che non ho accettato la sua spiegazione, la sua è stata una decisione deliberata" ha dichiarato ieri Starmer, aggiungendo che questo è stato il motivo principale per il licenziamento di Robbins, che verrà sentito oggi dalla Commissione parlamentare per gli Affari Esteri. Per evitare che una simile vicenda si ripeta comunque, il Foreign Office da ieri non detiene più il potere di bypassare il giudizio della commissione per la sicurezza.

I provvedimenti e le scuse non sono bastate tuttavia a togliere Keir Starmer dai carboni ardenti sui quali brucia da quando il nome di Peter Mandelson è stato nuovamente associato a quello del finanziere pedofilo Jeffrey Epstein. Troppe bugie, troppe cose non dette, troppe giustificazioni poco credibili. È realmente possibile che Starmer non sapesse nulla? Quello che certamente conosceva era la controversa personalità dell'ex ambasciatore, come ha detto la deputata indipendente Diane Abbott. "Mandelson ha una storia politica con ben due dimissioni dai governi precedenti - ha ricordato Abbott - invece di dire che nessuno glielo aveva detto, come mai il Primo Ministro non ha chiesto?". "Guardi che nessuno crede alle sue spiegazioni, è finalmente pronto ad ammettere che ci sta mentendo?", ha tuonato senza andar troppo per il sottile Lee Anderson di Reform.

"In questa sede non usiamo queste parole, l'ha interrotto lo Speaker della Camera chiedendo al deputato di ritirare la frase e chiedendogli poi di lasciare l'aula di fronte al suo rifiuto. Starmer invece per ora è rimasto in sella, ma è stata una giornata dura.

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