Le mele marce tra le forze dell'ordine si contano sulle dita di una mano. Eppure ogni giorno grazie alla sinistra che flirta con terroristi, anarchici e proPal passa il messaggio contro poliziotti e carabinieri rischiano la vita per stipendi da fame: sono corrotti, spacciano, sparano agli innocenti, picchiano i non violenti. Il Giornale ha chiamato Sap, Coisp, Siulp, Sim, Osa e altri sindacalisti di polizia e carabinieri per farsi raccontare cosa passa ognuno dei sessanta, settana agenti che finiscono ogni anno nelle maglie della giustizia: più del 90% si vede riconosciuta l'innocenza dopo un calvario che arriva fino in Cassazione portandosi via soldi, famiglie, prestigio e reputazione. Macchie e ferite che non si lavano e non si rimarginano mai.
Da Milano a Forlì e Cesena, da Torino a Napoli sono troppe le storie di chi è finito incastrato da false accuse e ha dovuto rinunciare a lungo a carriera e stipendio, pur proclamandosi innocente. I reati più ricorrenti sono odiosi e bugiardi: falso ideologico, eccesso colposo di legittima difesa, lesioni fino all'insulso abuso d'ufficio (oggi cancellato). Chi ha consacrato la vita a una divisa ha speso fino a 70mila euro (risparmi familiari, prestiti, eredità svuotate) per difendersi, da qui la necessità di un sostegno economico maggiore. Trascinati alla gogna pubblica e mediatica, ufficiali e agenti sono spesso impossibilitati a difendesi, come i carabinieri travolti dal caso Ramy, l'immigrato travolto dopo un inseguimento. A volte oltre le spese legali i poliziotti e gli agenti sono costretti a risarcire i danni morali. Subito, cash.
"Molto spesso in queste vicende a difendere certi delinquenti ci sono sempre gli stessi legali, specializzati nella caccia allo sbirro", ci racconta un delegato dell'Emilia-Romagna, che ricorda la storia di tre poliziotti assolti in Appello dall'infamante accusa di aver picchiato un barista trentenne. Ci sono voluti 13 anni per scagionare i poliziotti da reati odiosi come lesioni e sequestro di persona. Ci sono i quattro agenti della Stradale assolti a Taranto dall'accusa di "falso ideologico" per un ubriaco fermato, i cinque carabinieri dichiarati innocenti a Salerno per presunte lesioni a un 53enne in pandemia, i due carabinieri che nel 2013 avrebbero fatto parte di un sodalizio criminale tra Sassuolo e Modena, assolti dopo 11 anni fino ai quattro poliziotti finiti sotto processo a Milano per aver minacciato e colpito alla testa con il calcio della pistola un giovane egiziano 16enne armato di coltello.
Ci sono anche avvocati che si sono spesi per difendere poliziotti innocenti come l'ex consigliere regionale di Forza Italia in Lombardia Luca Marsico, che difese assieme a Fabio Schembri gli agenti ingiustamente accusati di aver ucciso in caserma Giuseppe Uva il 14 giugno 2008 a Varese, fermato dai carabinieri la notte precedente. O il povero Eugenio Pini, avvocato romano prematuramente scomparso ormai tre anni fa a 52 anni, già legale del whistleblower delle Dogane Miguel Martina, la cui eredità è stata raccolta dall'avvocato Federica Casale. A Pini si era rivolto il sindacalista napoletano Antonio Porto, che al Giornale non ha paura di raccontare ciò che ha passato in prima persona: 19 anni tra aule di giustizia e guerra di carte bollate. Una storia iniziata a Crotone nel 2003, passata alla Corte di Appello di Catanzaro nel 2018 fino al 2021 e in Cassazione a fine 2022 che lo ha assolto con formula piena dall'infamante accusa di aver picchiato assieme a un collega un noto tossicodipendente di Crotone. Un referto medico stilato nel pomeriggio precedente li incastrerebbe: Porto e un collega finiscono ai domiciliari per "pericolo di inquinamento delle prove e reiterazione del reato", in aula il pusher cambia più volte versione ma cambiano anche i giudici e ogni volta si ricomincia da capo. "Ci sono voluti 15 anni per la sentenza di primo grado, altri 4 per avere giustizia", ricorda il sindacalista Osa. Nel frattempo stipendio pignorato, risarcimenti alla parte civile e spese legali lo hanno distrutto.
Troppo spesso si spara (non a salve) su militari e agenti innocenti con accuse troppo ghiotte per alcuni pm, la sinistra con
Elly Schlein è arrivata a strumentalizzare le misure garantiste dell'esecutivo in chiave anti referendum senza considerare l'altissima considerazione di cui godono in Italia. Un boomerang che potrebbe farsi sentire nelle urne.