"Un errore parlarne adesso". Lo ius soli spaventa pure i dem

Bonaccini critica l'annuncio di Zingaretti. Di Maio non arretra. E l'opposizione accusa: nuova invasione

"Un errore parlarne adesso". Lo ius soli spaventa pure i dem

«Lo ius culturae e lo ius soli sono una scelta di campo del Pd». L'ovazione per Nicola Zingaretti al termine dell'assemblea a Bologna innesca lo scontro con l'alleato di governo e apre una frattura all'interno degli stessi democratici. Nei giorni dell'emergenza del maltempo, di Venezia, dell'ex Ilva, Luigi Di Maio risponde direttamente al leader del Pd per ribadire che il punto è fuori dall'agenda dell'esecutivo: «Col maltempo che flagella l'Italia, il futuro di 11mila lavoratori a Taranto in discussione, qui si parla di ius soli: sono sconcertato». La reazione a catena arriva dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia, che invita il capo politico del M5s a non «sconcertarsi. Come noi pensi a lavorare quotidianamente per il Paese». Gli risponde anche il ministro per il Sud Beppe Provenzano: «A Di Maio dico di indirizzare il suo sconcerto verso le vere ingiustizie di questo Paese. Un'ingiustizia è quella che riguarda ottocentomila bambini che sono italiani a tutti gli effetti e non si vedono riconosciuti diritti e doveri nei confronti della comunità. Abbiamo un accordo di governo in cui diciamo cose anche impegnative, come la revisione dei decreti sicurezza, penso che questo vada fatto con urgenza». Ma il grillino rilancia: «Io ho diritto a dirmi sconcertato quando con tutti i problemi che ci sono si tira fuori quel tema». Che non è, ricorda, «mai stato discusso nell'accordo di governo». Ma è sempre stato uno dei punti più divisivi per i giallorossi, con l'ala più a sinistra del partito che da mesi chiede un'inversione di rotta decisa sulle politiche dell'immigrazione.

Ma il tentativo di Zingaretti di tenere a sinistra la barra del governo non solo con lo ius soli ma anche con la modifica dei decreti sicurezza di Salvini, ha provocato divisioni all'interno dello stesso partito. Il governatore uscente dell'Emilia Romagna e candidato alle prossime regionali Stefano Bonaccini non perdona il tempismo del segretario: «Ius soli? Le due priorità in questo momento sono un grande piano di prevenzione contro il dissesto idrogeologico e cambiare la plastic tax. Secondo me servivano toni per mettere al centro altre questioni oltre allo ius soli - dice a Radio24 - Quando si affermano diritti non c'è mai un momento giusto o non giusto. Ma proprio perché ieri eravamo a Bologna forse non si è calibrato bene il tono sugli argomenti». Un assist per l'offensiva del leader della Lega: Zingaretti «si è preso una marea di vaffa, perfino dai suoi alleati, perfino da Di Maio, che gli ha detto che con tutto quello che succede proprio di cittadinanza anticipata devi parlare». L'altra gamba della maggioranza, Leu, si schiera invece con la battaglia del segretario dem. Per il capogruppo Federico Fornaro «sono norme di civiltà che danno risposte alle legittime aspettative di decine di migliaia di ragazze e ragazzi che si sentono italiani e che vivono e studiano fianco a fianco ai nostri figli. Non dobbiamo essere timidi e continuare a batterci per una legge giusta sulla cittadinanza, affrontando il tema con un governo unito».

In commissione sono già stati presentati tre testi di legge, su ius soli e ius culturae a firma di Laura Boldrini, Matteo Orfini e di Renata Polverini, che anche per questo ha lasciato Forza Italia. Gli azzurri attaccano: «Subito ius soli e ius culturae, abolire la Bossi-Fini e i decreti sicurezza, regolarizzare tutti i clandestini e riaprire i porti, - accusa Anna Maria Bernini - il Pd prepara una nuova invasione».

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