Gli errori di Speranza e soci

Mancata zona rossa

Gli errori di Speranza e soci

«In Lombardia hanno operato dei serial killer», ha detto l'altra sera ospite di Lilli Gruber Marco Travaglio, presidente onorario dell'associazione combattenti e reduci dell'era Conte, il premier caduto per manifesta incapacità. Questa setta di nostalgici non si dà pace e prosegue nella sua guerriglia mediatica rimuovendo ciò che è stato. Per esempio il fatto che Conte il 30 gennaio del 2020, all'insorgere della pandemia, dichiarò in diretta tv che gli italiani non dovevano preoccuparsi del Covid perché la situazione era perfettamente sotto controllo; così come oggi oscurano la notizia che il ministro per caso Roberto Speranza non solo non aveva preparato un aggiornato piano anti pandemico ma il 3 marzo, informato della gravità della situazione, non fece scattare alcun allarme salvo poi scaricare le colpe sulle regioni, la Lombardia in particolare. E che dire del braccio destro di Conte, il commissario Domenico Arcuri, che ha lasciato per mesi l'Italia senza mascherine prima e senza centri vaccinali poi? Ecco, noi non rimpiangiamo nulla di tutto questo e guardiamo con fiducia a ciò che capiterà nelle prossime settimane, consci che costruire sulle macerie non è cosa facile. Anche perché per qualche misterioso motivo Roberto Speranza è rimasto al suo posto di ministro della Sanità, una «continuità» di cui avremmo fatto volentieri a meno. Curioso no?

Sull'emergenza sanitaria sono saltati il premier, il commissario straordinario e il capo della Protezione civile ma non il ministro della Sanità che non aveva mai dato segni di dissenso rispetto al governo precedente, anzi sembrava perfettamente integrato in quella macchina inceppata.

Ormai la politica e l'informazione procedono per rimozione, tutto ciò che non torna con la narrazione ufficiale sparisce, sia che si tratti dell'emergenza Covid, della giustizia indirizzata ideologicamente dal «Sistema» guidato per quindici anni da Luca Palamara o del business delle ong sull'immigrazione come confermano le intercettazioni di Luca Casarini, l'attivista di sinistra sceso in mare nel 2018 solo per forzare, a pagamento, i blocchi dei porti decisi da Matteo Salvini ministro dell'Interno. Dicono che Conte tornerà in politica a capo dei Cinque Stelle. Per stare in tema di nostalgici, mi sembra come quando Mussolini tornò al governo, ma non era quello di Roma, bensì di Salò. E sappiamo come andò a finire.

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