Esami facili all'università Link. Anche Scotti tra i 71 indagati

I "rapporti sotterranei" fra l'ateneo e il sindacato di polizia Siulp rivelati 2 anni fa proprio dal "Giornale"

Esami facili all'università Link. Anche Scotti tra i 71 indagati

Avevano insultato, minacciato, promesso querele. Due anni fa, quando il Giornale rivelò i rapporti sotterranei tra la Link Campus, l'università romana presieduta dall'ex ministro Vincenzo Scotti, e il gruppo dirigente del Siulp, il più importante dei sindacati di polizia, la reazione fu sdegnata. Ma ieri la Procura di Firenze chiude le indagini che nei mesi successivi hanno scavato sugli esami facili che i poliziotti iscritti al Siulp potevano sostenere presso la Link Campus, e il risultato è devastante. Vengono incriminati gli interi stati maggiori sia dell'università che del Siulp, per un totale di 71 indagati. Vincenzo Scotti, ex ministro democristiano dell'Interno, è accusato di associazione a delinquere insieme al rettore Claudio Roveda e a diciotto tra docenti e ricercatori della Link, e a Felice Romano, potente segretario nazionale del Siulp. Sono tutti accusati di avere falsificato gli esami e i corsi, permettendo che i poliziotti «non dovessero assistere ad alcuna lezione tenuta dai professori», che potessero sostenere gli esami in dispregio dell'obbligo di frequenza e soprattutto che ricevessero sottobanco le domande attraverso Andrea Pisaniello, impiegato della Link e figlio del segretario amministrativo del sindacato: che poi si recava a Firenze per consegnarle agli iscritti.

È una bufera che investe la Link al termine di due anni in cui l'università si era trovata al centro di polemiche assai vivaci: prima per il suo ruolo di fucina di molti dirigenti del Movimento 5 Stelle, tra cui l'ex ministro della Difesa Elisabetta Trenta, poi per la misteriosa scomparsa di Joseph Misfud, docente maltese al centro dello scandalo Russiagate, svanito nel nulla da una casa della Link mentre la Cia lo cercava in tutto il mondo. L'intero tema degli oscuri rapporti con il mondo della sicurezza e dell'intelligence ha continuato ad aleggiare a lungo sull'ateneo romano.

A Firenze, dove si teneva buona parte degli esami fasulli, intanto la Procura continuava a scavare, raccogliendo confessioni su confessioni: i racconti di poveri agenti che avevano affidato le loro ambizioni di carriera alla laurea facile garantita dal Siulp. E i pm del capoluogo toscano hanno anche accertato quanto già il Giornale aveva scritto, e cioè che per ogni iscritto ai corsi la Link girava 600 euro alla fantomatica fondazione Sicurezza e Libertà, costituita dallo stesso Felice Romano e dai suoi accoliti: sono i fondi che approdavano su un conto a San Marino di cui a tutt'oggi non si conosce il reale beneficiario, in cambio di corsi di «human security» che i pm, nell'avviso di fine indagini spiccato ieri, definiscono «inesistenti». Ed è interminabile l'elenco di esami di ogni genere, dalla lingua francese alla governance aziendale, dalla sociologia dei conflitti agli studi strategici, che venivano anch'essi compilati falsificando i verbali.

Vincenzo Scotti viene indicato come «ideatore e mandante» del meccanismo escogitato insieme ai vertici del Siulp.

Ma è impressionante anche la docilità con cui i cattedratici si adeguavano alla farsa: «il quale lo correggeva senza avere mai incontrato la studentessa», si legge per esempio nell'accusa al docente Maurizio Zandri, e lo stesso comportamento viene attribuito al nome più stimato tra quelli che compaiono nella lista: Ida Caracciolo, la docente che ha rappresentato l'Italia nell'arbitrato per i marò.

Quanto ai vertici del Siulp, l'unica domanda ancora aperta è: si dimetteranno?

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