Esplosione in cascina, confessa il proprietario: "L'ho fatto per i soldi"

Vincenti crolla dopo un interrogatorio di 10 ore. Il pm: «Il suo silenzio ha ucciso tre vigili»

Alessandria Proprio mentre l'Italia dava il suo ultimo saluto ai tre vigili del fuoco morti nell'esplosione di un cascinale a Quargnento, gli inquirenti hanno reso loro giustizia, arrestando chi ha posizionato le bombole del gas e provocato la strage.

Pressato dal lavoro certosino dei carabinieri - diretti dal colonnello Michele Angelo Lorusso -, che fin da subito hanno intuito che le indagini andavano indirizzate verso di lui, dopo oltre dieci ore di interrogatorio, ha confessato ed è stato arrestato Giovanni Vincenti, il proprietario della cascina, mentre la moglie Antonella Patrucco, è stata indagata a piede libero. Pesantissime le accuse mosse dalla procura: disastro doloso, omicidio e lesioni volontarie. Quest'ultimo capo d'imputazione si riferisce ai due vigili del fuoco e al carabinieri rimasti feriti e tuttora ricoverati in ospedale.

Non ci sono dubbi sul movente: «È stato un atto doloso per incassare il premio assicurativo, il cui massimale è di un milione e mezzo», ha detto il procuratore di Alessandria Enrico Cieri.

«Sono imprenditore da sempre e mi piace il mio lavoro», scriveva sul suo profilo Facebook - poi oscurato dopo la tragedia - Giovanni Vincenti, ma sentirsi imprenditori non basta per concludere affari vantaggiosi. Il maneggio aperto nella cascina di Quargnento lo aveva portato ad un passo dal fallimento, mentre il sogno di aprire una agenzia viaggi si era interrotto prima ancora di iniziare. Intanto i debiti aumentavano ed i creditori si facevano sempre più agguerriti. Per questo in un primo momento si era fatta strada l'ipotesi di una vendetta nei confronti di Vincenti, ipotesi subito abbandonata dagli investigatori dopo aver visionato i conti in banca della famiglia, con un esposto nei confronti per centinaia di migliaia di euro. Inoltre ha destato sospetti l'attivazione tre mesi fa, da parte di Vincenti dell'assicurazione sul casale che prevedeva anche danneggiamento ed esplosione, a due anni di distanza dalla scadenza dell'ultimo contratto. Fortemente indebitato, pensava di risolvere i suoi problemi economici frodando l'assicurazione. A incastralo definitivamente, trasformando i dubbi degli inquirenti in certezze, è stato il ritrovamento del foglio delle istruzioni del timer - del tipo di quelli usati per le luminarie di Natale - sul comodino di camera sua. Ed è stato proprio questo timer, regolato male, a provocare la strage.

«Le bombole del gas, acquistate in negozi e in tempi diversi, secondo il posizionamento del timer dovevano esplodere all'una e trenta - ha spiegato il procuratore Cieri - ma su di una, sbagliando, il temporizzatore è stato posizionato a mezzanotte». Questo ha portato alla prima esplosione che ha allertato i vigili del fuoco, morti poi per la seconda devastante deflagrazione. Ma la tragedia, sempre secondo il procuratore, poteva essere evitata: «Quella notte Vincenti è stato informato da un carabiniere che il primo incendio era quasi domato ma lui non ha detto che all'interno della casa c'erano altre cinque bombole pronte ad esplodere. Era intorno all'una: ci sarebbe stata mezz'ora di tempo per far mettere in salvo i tre vigili».

«Non volevo uccidere nessuno - si è difeso il titolare della cascina andata distrutta -. E quando sono stato avvertito non ho detto niente perché ero sconvolto». Il suo piano era quello di simulare una vendetta da parte delle tante potenziali persone che potevamo avercela con lui. Per i tanti debiti lasciati in giro o «per invidia», come aveva suggerito lui stesso agli investigatori. E per metterlo in atto ha trasformato quello che lui chiamava «Il mio paradiso», in un inferno mortale per tre giovani vigili del fuoco.

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