"Espulsi o graziati? Il capo salva solo i fedelissimi"

L'ex deputato Nuti dopo il caso Sarti

Roma - «Il Movimento? Non c'è più, ormai è solo un caso di omonimìa». Non è solo l'amarezza dell'ex che parla. Perché Riccardo Nuti, ex parlamentare del M5s fatto fuori per il caso delle firme false per le candidature a Palermo, accompagna il suo racconto con una notizia clamorosa finora rimasta confinata nelle cronache locali siciliane: «Ciaccio e La Rocca (i due consiglieri regionali grillini che si autodenunciarono e accusarono Nuti e altri due parlamentari) mentre il processo è ancora in corso sono stati fatti rientrare dalla finestra: sono stati assunti all'Assemblea regionale siciliana con stipendi analoghi a quelli di un consigliere». Un vero paradosso, perché invece Nuti e gli altri due deputati, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, che sono stati espulsi nonostante si professassero innocenti, sono invece stati prima emarginati e poi allontanati definitivamente dal Movimento.

Nuti ha deciso di parlare con Il Giornale dopo che è esploso il caso Sarti che, ai suoi occhi, appare l'ennesima conferma di un meccanismo perverso manovrato dai vertici grillini che manovrano le espulsioni e le «amnistie» come punizioni contro i ribelli e «premi fedeltà» per chi non disturba i capi. «C'è una lunga serie di casi di espulsione selettiva - racconta Nuti - come quello del senatore Carlo Martelli cacciato per i rimborsi, nonostante il suo fosse chiaramente solo un errore. Ma lui era uno che nelle assemblee contestava la linea di Luigi Di Maio. Com'è possibile che invece Giulia Sarti, evidentemente una che non dava fastidio al capo, sia stata non solo lasciata al suo posto dopo che ha raccontato la storia improbabile del fidanzato, ma addirittura promossa a capo della commissione giustizia?».

Nuti ha una intera galleria di casi a confermare la sua tesi. C'è il consigliere comunale di Bologna Marco Piazza che, proprio come Giulia Sarti, faceva prediche sulla moralità dei compagni di partito finiti sotto accusa «e poi è stato coinvolto anche lui in un caso di firme irregolari, ma è rimasto al suo posto insieme a Max Bugani (fedelissimo di Casaleggio Ndr), uno che faceva prediche sui doppi incarichi e ora lavora con lauto stipendio al ministero per Di Maio ma non ha lasciato l'incarico a Bologna». Nuti punta il dito anche su Raggi, Appendino, Nogarin, tutti graziati. «Di Maio ha una frase magica dobbiamo vedere le carte - incalza Nuti - che usa solo con chi va salvato. E che preannuncia il giudizio dei probiviri. Che, guarda caso, non lo smentiscono mai».

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