Esistono, da decenni, militanti del Partito dei Carc che svolgono attività sindacale nelle principali sigle, inclusa la Cgil: nonostante il partito si collochi all'estrema sinistra, riesce a entrare nelle trame di sindacati che estremisti non dovrebbero essere.
Nel 2003 fece rumore l'espulsione di un delegato dal sindacato, e militante dei Carc, in quanto la sua posizione era "incompatibile" con la Cgil. Così parlò più di 20 anni fa il segretario piemontese della Cgil, Vincenzo Scudiere, a seguito di dichiarazioni in onore del terrorista Vincenzo Galesi. Ma quel delegato sindacale e militante, in un'intervista, rivelò un dettaglio che forse passò inosservato: "Noi, almeno spontaneamente, non ce ne andremo mai dalla Cgil".
Dal 2003 si arriva al 2026 e dal Piemonte ci si sposta a Napoli, dove durante la conferenza stampa dei Carc è stato letto il messaggio di solidarietà della Fiom-Cgil dello stabilimento Baker Hughes di Casavatore, che ha espresso "solidarietà ai compagni del Partito dei Carc" per le perquisizioni e, pur non entrando "nel merito delle indagini in corso" ha ritenuto "grave il clima che si sta creando nel Paese, in cui sempre più spesso strumenti repressivi e categorie come terrorismo vengono utilizzati in contesti di conflitto sociale e politico". Ha preso poi il microfono un uomo di nome Roberto, qualificatosi come "un Rsu della Cgil del Cardarelli", che ha raccontato come gli sia arrivata la "chiamata" con le notizie di quello che stava accadendo durante le perquisizioni e "la cosa più bella è non avere paura e dire subito a tutti i colleghi di dove stavo a lavoro quello che stava succedendo". Durante un altro intervento, ecco che un "compagno" ha spiegato che "Laura, oltre a essere una militante dei Carc, è una delegata Cgil". Ma chi si associa a determinate sigle è al corrente degli elementi emersi dalle indagini della procura di Napoli? Gli inquirenti, contestualizzando l'ambito in cui si muovono i Carc e la volontà di volersi ispirare alle brigate rosse, evidenziano il legame estremamente solido con il nuovo partito comunista che "il (n)PCI ha il compito di attuare la strategia, i Carc hanno il compito di sviluppare la tattica". E, dalla lettura dei documenti "emergono le finalità della nascita del nuovo partito comunista italiano, ossia la creazione delle condizioni per l'abbattimento del regime democratico. Un abbattimento frutto dell'accumulazione delle forze nell'ambito di una strategia di lunghissimo termine". E ancora: "Un abbattimento violento, tramite una guerra civile, uno scontro armato. Tali processi (accumulazione delle forze e guerra popolare rivoluzionaria di lunga durata) non sono il frutto di spontaneismo delle masse popolari, ma di una precisa strategia elaborata, diretta e supervisionata dal partito".
Ciò che viene evidenziato dal sostituto procuratore Maurizio De Marco è l'emergere di una convergenza ideologica tra il partito dei Carc il nuovo partito comunista (nel cui solco opera il collettivo
autonomia studentesca e culturale) e l'esperienza brigatista: si fa riferimento a medesime finalità e nessuna distanza dal metodo, ma solo diversa interpretazione dei tempi di azione. Sono la versione 2.0 del brigatismo rosso?