Eurodeputati in quarantena. La Cina ci mette nella lista nera

Bruxelles chiede a chi è stato nel Nord Italia di non recarsi in Aula. E all'estero sconsigliano viaggi da noi

Eurodeputati in quarantena. La Cina ci mette nella lista nera

Quando si dice la vendetta cinese: la commissione sanitaria di Pechino ha annunciato misure contro il cosiddetto «contagio di ritorno», imponendo con effetto immediato 14 giorni di auto-quarantena a coloro che atterrano nella capitale della Cina provenendo da Paesi dove il coronavirus sta causando «gravi situazioni epidemiche». Tra questi, ovviamente, c'è l'Italia che purtroppo deve fronteggiare da alcuni giorni un veloce diffondersi del contagio. È dunque il caso di osservare non solo che la Cina sta mettendo in atto adesso ciò che noi avremmo dovuto fare già un mese fa, ma anche che in questo modo sia pure indirettamente Pechino si rivale della decisione del nostro governo di sospendere i voli diretti tra i due Paesi che tanta irritazione aveva provocato presso le autorità cinesi.

Quella annunciata dalla Cina è solo la più notevole delle misure che tanti diversi Paesi stanno prendendo nei confronti del nostro, dopo che l'Italia è balzata suo malgrado ai vertici delle classifiche mondiali di diffusione dell'epidemia da Covid-19. Il contagio italiano fa talmente paura che il questore del Parlamento europeo ha raccomandato agli eurodeputati che negli ultimi 14 giorni sono stati in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte di non recarsi in Parlamento. Intanto, la lista dei governi che stanno inserendoci tra i luoghi da non visitare per ragioni di sicurezza non fa che allungarsi, così come quella dei singoli episodi di discriminazione più o meno motivata che hanno come oggetto nostri cittadini in viaggio all'estero.

Ecco dunque che, soltanto ieri, gli Stati Uniti, la Russia e la Turchia hanno emesso raccomandazioni di cautela per i propri cittadini, sconsigliandoli dal visitare il nostro Paese. Gli Usa (che dopo la Germania e appena davanti alla Francia sono il secondo principale Paese di provenienza di turisti stranieri in Italia) hanno aggiornato la direttiva del Dipartimento di Stato, che prevede quattro livelli di pericolosità: l'Italia è passata dal livello 1 (per il quale non viene suggerito di cancellare o spostare i viaggi, ma solo di usare normali precauzioni: ne fa parte Hong Kong) al livello 2, che prevede un esplicito sconsiglio alla partenza. La Cina si trova al livello 3. E non è tutto per quanto riguarda l'America: ben cinque università statunitensi hanno deciso di cancellare programmi per i propri studenti in Italia, soprattutto a Firenze. Sono centinaia i ragazzi americani che dovranno rimpatriare immediatamente.

La Russia sconsiglia adesso i viaggi verso l'Italia nello stesso modo utilizzato per la Corea del Sud e l'Iran, gli altri due Paesi che recentemente hanno registrato un'impennata dei casi di positività al coronavirus. Anche il ministero degli Esteri della Turchia sconsiglia esplicitamente di partire per le regioni italiane coinvolte dal contagio «a meno che non sia necessario». Diverse le scelte della Germania, che non vede ragioni per vietare i viaggi in Italia, e del Regno Unito, che non bloccherà i voli diretti da e verso il nostro Paese.

Ma oltre alle limitazioni ai viaggi dei turisti stranieri in Italia, che non mancheranno di avere pesanti ricadute su una delle voci più importanti per la nostra economia nazionale, ci sono quelle imposte più o meno arbitrariamente ai nostri cittadini in viaggio all'estero: valga come esempio quanto accaduto ieri a una nave della Msc Crociere, che si è vista negare l'autorizzazione allo sbarco dei passeggeri in due porti dei Caraibi, in Giamaica e alle isole Cayman. È bastato che a bordo ci fosse un membro dell'equipaggio affetto da comune influenza stagionale (dunque niente coronavirus) per provocare un irrigidimento delle autorità portuali, che alle Cayman si sono perfino rifiutate di visionare le cartelle cliniche messe a disposizione.

Il premier Giuseppe Conte ha reagito a queste limitazioni definendole «non accettabili», ricordando che l'Italia «sta adottando una linea di massimo rigore e trasparenza».