Ex segretario della Lega ucciso nel cortile di casa davanti al suo ristorante

Aggredito con un colpo in testa: ipotesi rapina finita male, ma non si esclude nessuna pista

Ex segretario della Lega ucciso nel cortile di casa davanti al suo ristorante

Milano. La casa era sottosopra. Con cassetti spalancati, biancheria e stoviglie scaraventati a terra, mobili trascinati nelle stanze e tante, tantissime impronte di scarpe lasciate sul pavimento, ma anche nel cortile. E che sembrano tradire fretta e violenza, accanimento e rabbia. Potrebbe trattarsi però di una messinscena ben calcolata per far virare l'inchiesta in una direzione vantaggiosa per l'assassino ma completamente fuorviante per gli investigatori. Le modalità dell'omicidio di Franco Colleoni, 68 anni, tra il 1999 e il 2004 segretario provinciale della Lega di Bergamo e trovato ieri mattina con il cranio sfondato, nel cortile della sua casa, in via Sertorio a Dalmine (Bergamo), hanno al tempo stesso qualcosa di anomalo e consueto, di insolitamente crudele e insieme quasi ordinariamente accidentale. Al punto che i carabinieri della compagnia di Treviglio e del Nucleo investigativo di Bergamo, coordinati dal sostituto procuratore Fabrizio Gaverini, al momento non possono permettersi di tralasciare nessuna pista: dal furto o rapina degenerati in omicidio, al raid punitivo, per motivi passionali (e sotto questo profilo non si esclude nemmeno la sfera degli affetti famigliari) o di natura economica. Così hanno posto sotto sequestro l'abitazione e il ristorante di Colleoni, sigillando gli ingressi alla struttura, una corte dove si trova anche la trattoria Il Carroccio che l'uomo gestiva con i due figli e che aveva aperto più di vent'anni fa.

A scoprire il cadavere, intorno alle 11.30 di ieri, è stata la ex moglie, che abita nello stesso edificio. La donna ha spiegato agli investigatori di essere entrata prima nell'abitazione. Trovandola così a soqquadro, ha capito che doveva essere accaduto qualcosa di grave ed è corsa verso il cortile attraversando porte e usci che erano stati lasciati spalancati. «Era chiaro che era successo un fatto violento, ma mai avrei immaginato di trovare Franco là disteso, sul vialetto... - spiegherà più tardi la donna tra i singhiozzi agli uomini dell'Arma -. Mi sono avvicinata e chinata su di lui, ho urlato il suo nome, l'ho scosso tenendolo per le spalle, non volevo credere che fosse morto... Anzi, all'inizio ho pensato fosse solo ferito alla testa ma non grave, credevo l'avessero tramortito, che fosse svenuto. Ho cominciato a gridare, a chiamare aiuto, ho preso il telefonino e avvertito il 112. All'arrivo dell'ambulanza però i soccorritori hanno detto subito che per Franco non c'era più niente da fare, che con ogni probabilità era morto sul colpo».

La struttura della corte di proprietà di Franco Colleoni è in realtà un grande cascinale alla periferia di Dalmine immerso nel verde di alti pini e circondato da un muretto di cinta giallo. L'uomo abitava in un'area della costruzione, mentre un'altra era di totale pertinenza della ex moglie, quindi c'è tutta la zona riservata alle sale del ristorante, al momento chiuso secondo le norme del Dpcm.

I carabinieri non hanno ancora trovato l'arma del delitto, ma sono convinti che si sia trattato di un oggetto contundente che l'assassino (o gli assassini) avrebbero poi portato via. Tuttavia gli investigatori sono anche abbastanza concordi nel ritenere che chi ha ucciso Colleoni lo abbia fatto in un gesto d'impeto, qualcosa che forse non aveva calcolato. Come se la situazione, alteratasi poco a poco da una collera crescente forse scaturita da una discussione, gli fosse sfuggita di mano all'improvviso degenerando in un omicidio. Per questo l'arma usata per ammazzare il 68enne potrebbe trovarsi proprio in un oggetto ora sparito dall'abitazione ma che prima era sempre stato lì.

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