Facebook e gli account violati: "Così si manipolano le elezioni"

Reportage di "Channel 4", il capo della società sotto accusa: "Con escort e fake news condizioniamo il voto"

Immaginate di entrare in un negozio di vestiti: avete bisogno di internet per cercare un suggerimento e vi collegate al wi-fi usando le vostre credenziali di Facebook. Bene: alla fine avete comprato un abito. Ed anche contribuito a sovvertire l'ordine mondiale.

Lo scandalo Cambridge Analytica è tutto qui, spiegato in poche parole. Quello che siete, quello che fate, quello che scegliete, è stato moltiplicato per 50 milioni di utenti e usato per manipolare la vita politica di decine di Stati. No, non solo gli Stati Uniti. E nemmeno solo nel voto per la Brexit. Ciò almeno è quello che dice il capo della società sotto accusa, Alexander Nix, in una serie di incontri con un giornalista di Channel 4. Autore di un reportage messo in onda ieri sera che tira in ballo pesantemente anche Mark Zuckerberg, il gran capo di Facebook, che non avrebbe vigilato sulla sicurezza dei dati dei suoi utenti finendo per chiudere l'account dei Cambridge Analytica con due anni di ritardo e solo col sopraggiungere delle inchieste giornalistiche.

Nix, in pratica, pensando si avere davanti un cliente intenzionato a far eleggere dei deputati nello Sri Lanka, ha snocciolato le «virtù» della sua agenzia, già al centro dei sospetti in merito alla vittoria elettorale di Donald Trump. E lo ha fatto dichiarando di aver fatto segretamente campagne elettorali in tutto il mondo attraverso una serie di società collegate e di aziende subbappaltatrici. Insomma: se le parole di Nix davanti alle telecamere di Channel 4 fossero vere, la realtà sarebbe peggiore di quanto si pensi. Ovvero: «Possiamo entrare in possesso di informazioni sui rivali politici di chi si rivolge a noi grazie all'aiuto di ex spie della Gran Bretagna e di Israele»; «Scavando in profondità si scoprono cose interessanti, ma l'efficacia migliore si ha quando si va a parlare di persona con questi politici in carica e gli si offre un accordo»; «Si manda qualche ragazza in casa di un candidato: potremmo ad esempio portare con noi qualche ucraina in vacanza, sai a cosa mi riferisco»; «Non ci sarà alcuna traccia con il nostro nome: abbiamo creato altre società, false identità, o possiamo far finta di essere ricercatori universitari». Sesso, spie e politica, dunque. E riguardo al web, ecco poi cosa rivela il direttore operativo Mark Turnbull al «cliente»: «Noi mettiamo solo informazioni su internet e poi le osserviamo mentre crescono e diventano virali. Diamo una spinta ogni tanto e tornano a diffondersi di nuovo, come in un controllo remoto. Deve succedere senza che nessuno pensi che si tratta di propaganda». Quelle informazioni che via social arrivano a voi. A noi.

Cambridge Analytica ieri ha smentito di aver usato i dati degli utenti per scopi illeciti, ma le rivelazioni di Nix e Turnbull - registrate in diversi hotel di Londra tra novembre 2017 e gennaio 2018 - portano ad una realtà potenzialmente esplosiva: i due manager hanno detto infatti di aver lavorato in oltre duecento elezioni in tutto il mondo, tra cui Nigeria, Kenya, Repubblica Ceca, India, Argentina e Cina. Ed anche l'Italia sarebbe stata coinvolta: «Stiamo seguendo due progetti al momento che prevedono ricerche molto profonde su dei politici - dicevano -: materiale davvero compromettente, che possiamo decidere se usare o meno durante una campagna elettorale in corso». Se fosse quella in corso nel nostro Paese - visto l'orizzonte temporale - non è dato sapersi, almeno per ora. Di sicuro pensateci la prossima volta che deciderete di comprare un abito.

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