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Fake news e propaganda. Ecco come le "truppe" di Mosca manipolano il conflitto

Al Senato un convegno promosso da Fratelli d'Italia ribalta il bilancio sul campo. Fazzolari: "Pace solo con Kiev nella Ue". Guerini: "Politici divisi ma non sugli aiuti"

Fake news e propaganda. Ecco come le "truppe" di Mosca manipolano il conflitto
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"Siamo qui per smascherare la propaganda russa, quattro anni di fake news che ci hanno raccontato che l'Ucraina avrebbe perso la guerra nelle prime settimane. La realtà è tutt'altra: la Russia si è impantanata e non riesce a uscire da un inferno che non si aspettava".

Nel quarto anniversario dell'inizio dell'guerra in Ucraina nella Sala Zuccari del Senato, Fratelli d'Italia organizza un convegno che mette in chiaro il suo messaggio fin dal titolo: "4 Anni di lotta per la Libertà: il fallimento strategico della Russia e il risorgimento ucraino". A parlare è Francesco Filini, coordinatore dell'Ufficio studi del partito e moderatore dell'iniziativa, che chiarisce subito la posta in gioco: non soltanto il confronto militare, ma la battaglia per la verità in quello che è diventato un grande teatro di propaganda globale. Un teatro che vede l'Italia tra le sue vittime preferite.

Il panel di ospiti chiamati a confrontarsi sul conflitto e sull'offensiva delle narrazioni fuorvianti è ricco ed eterogeneo. Dopo i saluti istituzionali dei capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan, si susseguono gli interventi di Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con la delega all'attuazione del programma di governo, e di Lorenzo Guerini, presidente del Copasir nonché esponente di spicco del Partito Democratico. Al tavolo dei relatori anche voci dal mondo dell'informazione e della cultura: il senatore di Azione Marco Lombardo, il direttore di Libero Mario Sechi, il direttore de Il Foglio Claudio Cerasa, l'editorialista del Corriere della Sera Federico Rampini, l'inviata Rai Stefania Battistini, l'analista e youtuber Anton Sokol e il giornalista Vladislav Maistroux. Presente anche Arianna Meloni che ha commentato: "Sostenere l'Ucraina significa difendere la sovranità e l'indipendenza dell'Europa itnera".

Interventi che analizzano lo scenario presente futuro e le implicazioni geopolitiche del conflitto, ma con un filo rosso chiaro: la guerra dell'informazione è uno dei fronti più battuti da Mosca e dai suoi circoli di influenza. Il dossier presentato dall'Ufficio studi di FdI contiene dati che fotografano una macchina di disinformazione su vasta scala: secondo il centro di monitoraggio di NewsGuard, sono 561 i siti identificati come fonti di propaganda, con oltre 400 narrazioni false e solo nel novembre 2025 11.900 articoli e post su X e Telegram che hanno generato 43 milioni di visualizzazioni. Numeri che, nel racconto dei promotori, non sono incidentali ma strutturali.

Per Guerini il nodo è politico oltre che informativo: la "guerra ibrida" di Putin spiega punta a fiaccare l'Occidente non solo sul campo ma nella percezione pubblica, cercando di trasformare la fatica di quattro anni di resistenza ucraina in un presunto fallimento. Fazzolari, dal canto suo, rilancia l'attenzione sulla dimensione strategica europea, avvertendo che un negoziato di pace senza una piena integrazione di Kiev nel contesto dell'Unione e della sicurezza collettiva sarebbe un risultato ben al di sotto delle attese. È interesse dell'Italia e dell'Europa - sottolinea Fazzolari - che l'Ucraina resista e che ci sia una Ucraina forte inglobata nell'Unione Europea perché il destino dell'Ucraina e quello dell'Europa sono un unico destino. E la capacità militare di Kiev ormai per noi è fondamentale".

In un passaggio fortemente simbolico, la manifestazione ricorda la presenza a Kiev di una delegazione di Fratelli d'Italia composta da Elisabetta Gardini e Cinzia Pellegrino, impegnate in missione istituzionale per ribadire la vicinanza al popolo ucraino. Le parlamentari definiscono la capitale martoriata "un simbolo di resistenza e libertà", sottolineando l'importanza di esserci "concretamente" nel momento in cui si ricordano quattro anni di guerra. Eppure, questo segnale politico non è unanimemente condiviso: non tutte le forze parlamentari italiane hanno partecipato a questa tappa cruciale.

Se la posta in gioco resta altissima, tra retorica pacifista e battaglie per la verità, la spaccatura interna al dibattito italiano emerge con chiarezza, riflettendo gli imbarazzi che ancora attraversano il centrosinistra in particolare.

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