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Famiglia del bosco, è tutti contro tutti. L'assistente sociale denuncia i genitori

Accusa gli avvocati di violenza privata per averle impedito di svolgere la perizia

Famiglia del bosco, è tutti contro tutti. L'assistente sociale denuncia i genitori
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Sui bambini del bosco è guerra aperta. E non solo per l'allontanamento della mamma dalla casa famiglia dove il Tribunale per i minorenni dell'Aquila ha rinchiuso da quattro mesi i tre piccoli di Catherine e Nathan Trevallion. Ora a finire nel mirino dell'assistente sociale Veruska D'Angelo, che con la sua relazione ha decretato l'inizio del percorso culminato nella revoca della potestà genitoriale, sono gli avvocati della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas. I due legali sono infatti oggetto di una segnalazione formale presentata al Tribunale dalla D'Angelo, che li accusa di violenza privata per averle impedito di compiere il suo lavoro di pubblico ufficiale nel giorno della perizia psicologica sui genitori in cui arrivò l'ordine del giudice Cecilia Angrisano dell'immediato allontanamento di Catherine dalla struttura. "Non si era mai visto in un Paese democratico che due avvocati venissero segnalati. E questa denuncia dell'assistente sociale conferma quello che ormai è chiaro da mesi, l'atteggiamento in questa vicenda. Ma noi siamo due colleghi che le intimidazioni non le hanno mai subite", garantisce al Giornale Solinas. Insomma, i rapporti tra le parti sono sempre più tesi da quell'ordinanza che ha determinato il divieto di avvicinamento della mamma ai piccoli e anche il trasferimento dei minori in un'altra struttura, spingendo la politica a intervenire di fronte al rischio di adozione dei tre bimbi. La decisione del Guardasigilli Carlo Nordio di inviare gli ispettori, che martedì saranno al Tribunale dell'Aquila per effettuare ulteriori approfondimenti, ha comunque aperto uno spiraglio di ricongiungimento, con la possibilità che i figli siano affidati in via esclusiva a Nathan, considerato dagli assistenti sociali più collaborativo. A differenza di Catherine, la cui condotta è stata ritenuta dal giudice "fonte di grave pregiudizio, non solo per l'istruzione dei figli, ma anche per il loro equilibrio psichico, per la loro educazione e persino per la loro incolumità". Inoltre, per tentare di spegnere i riflettori mediatici sull'incredibile vicenda e rafforzare l'immagine degli operatori, proprio ieri è stato nominato l'avvocato Maria Pina Benedetti, in rappresentanza dell'Ecad 14 Alto Vastese, gestore del Servizio sociale dei Comuni di Ambito. "Gli operatori della casa famiglia di Vasto hanno ripristinato buone relazioni con i minori facendo venir meno le ragioni del disposto trasferimento e, pertanto, il Tribunale potrà ora valutare tale nuovo assetto", ha fatto sapere il legale, che da un lato descrive un clima disteso e dall'altro replica con una scusa alla Garante nazionale dei minori, Marina Terragni, la quale, dopo aver incassato il diniego di visitare i bambini accompagnata da figure professionali di sua fiducia, venerdì è andata da sola nella struttura di Vasto. Eppure la D'Angelo non solo non si sarebbe fatta trovare, ma si sarebbe resa indisponibile perfino a parlare al telefono con la Garante. "Con le balle non si va da nessuna parte e l'interlocuzione diventa sempre più complicata", ha detto la Terragni, spiegando che "l'assistente sociale non si è resa disponibile a un colloquio con me. I servizi sociali non mi hanno nemmeno dato il contatto telefonico, che ho dovuto reperire per altre strade".

La Garante ha confermato che "i bambini stanno fisicamente bene, ma la loro notevole agitazione psicomotoria, insieme a un atteggiamento di paura e diffidenza nei confronti degli estranei rivela un disagio evidente che non sorprende, visto i ripetuti traumi a cui sono stati sottoposti".

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