Fase 2, la sanità non è pronta. "Mancheranno gli infermieri"

La denuncia del Fnopi: sono dieci le Regioni sotto la soglia minima dei livelli di assistenza, così non va

Fase 2, la sanità non è pronta. "Mancheranno gli infermieri"

L'emergenza nell'emergenza. L'epidemia ha travolto il sistema sanitario nazionale condizionando le scelte dell'assistenza primaria che è stata costretta a trascurare altre patologie altrettanto gravi ed urgenti. Il nodo cruciale è l'adeguatezza dell'organizzazione della sanità territoriale che non è pronta al fronteggiare i rischi di una Fase 2 in modo omogeneo su tutto il territorio. Sono dieci le regioni che non sono in grado di garantire il livello minimo di assistenza territoriale.

L'esplosione dell'epidemia ha mostrato chiaramente le carenze delle strutture territoriali, diverse a seconda delle regioni. In alcune è stata potenziata in altre è stato privilegiato il modello ospedaliero mentre in altre ancora mancano entrambi i modelli.

Una efficiente organizzazione della sanità sul territorio che sia in grado di intervenire in modo tempestivo per evitare che esplodano nuovi focolai di Sars Cov 2 è la scommessa cruciale per riaprire in sicurezza il Paese. Dopo i medici ora sono gli infermieri a denunciare che non siamo pronti. Ad affermarlo, cifre alla mano, è la Fnopi, la Federazione nazionale delle professioni infermieristiche. Prima di tutto si segnala che oltre all'emergenza dei pazienti Covid va fronteggiata quella dei malati cronici o non autosufficienti con fragilità. In queste frenetiche settimane i servizi socio sanitari territoriali a loro disposizione sono praticamente stati «congelati» in particolare l'assistenza domiciliare già carente in molte aree.

Fnopi ha incrociato i dati di diverse fonti, Istat, ministero della Salute, ed ha fotografato la situazione che ora subirà il sovraccarico del controllo rispetto al rischio della diffusione del Covid. Sono dieci le regioni «inadempienti nella capacità di garantire il livello di assistenza sanitaria distrettuale praticamente mezza Italia», come emerge dai dati della sperimentazione del Nuovo Sistema Nazionale di Garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza, svolta dal Ministero della Salute e dalle Regioni. Appena sotto il livello Lazio, Abruzzo e Puglia. Molto al di sotto la Sardegna, la Campania, il Molise. Ma anche Bolzano la Valle d'Aosta la Calabria e la Basilicata.

Bassa anche la media degli italiani che hanno potuto usufruire dei servizi di assistenza domiciliare: il 3,5 della popolazione contro il 4 per cento della media Ue ma anche il 9,3 della Francia. Una carenza grave in un paese come il nostro dove la popolazione anziana fragile è preponderante. Su una platea di oltre 2,5 milioni di anziani non autosufficienti, nel 2017 sono stati assistiti al proprio domicilio 1.014.626 pazienti, di questi l'83,7 è over 65. Se si va a guardare la media di ore di assistenza emerge che a ciascun paziente sono state dedicate circa 20 ore annue di servizio in gran parte da personale infermieristico.

I dati forniti dal ministero della Salute mostrano come nel 2017 in Veneto oltre il 4 per cento degli over 65 sia stato assistito a domicilio e in Molise il 5,4 Sotto il 2 per cento invece la percentuale di Valle d'Aosta, Lazio, Campania, Puglia e Calabria. Ed è sulla carenza degli infermieri che si concentra l'attenzione visto che è principalmente affidata a loro la cura dei malati cronici: ne mancano almeno 30.000.

Ma chi ha bisogno di assistenza non può attendere i tempi della politica e della burocrazia e così cresce la spesa delle famiglie 4 miliardi nell'ultimo rilevamento della Corte dei conti. Fnopi denuncia anche la scarsa integrazione tra sanità e sociale. Nel 2019 solo lo 0,6 per cento di anziani ha accesso simultaneamente e in forma integrata all'assistenza domiciliare erogata dai Comuni e all'assistenza domiciliare integrata erogata dalla struttura sanitaria di riferimento. Fnopi ricorda che il potenziamento dell'assistenza territoriale era già previsto e pianificato dal Patto per la Salute 2019-2021 siglato da governo e Regioni. Cruciali nella Fase 2 le Unità di intervento territoriali che nel Lazio sono partite già da una settimana. Medici ed infermieri che, con il coordinamento dell'Istituto Lazzaro Spallanzani, svolgono sorveglianza attiva sulle case di riposo e a domicilio.