Una voragine da 369 milioni nei conti della sanità pugliese, con il rischio concreto che il costo ricada sui cittadini sotto forma di aumento dell'Irpef. Così il centrodestra accende i riflettori sulla crisi, con un comunicato congiunto firmato dai capigruppo di Fdi, Fi, Lega e Misto in consiglio regionale, che chiede "nomi e cognomi" dei responsabili del disavanzo maturato nel 2025 e reclama l'istituzione di una commissione d'indagine. Il tutto, rimarca ancora l'opposizione, mentre alla Regione, che da 21 anni è governata ininterrottamente dal centrosinistra, ora tocca spiegare a Mef e dicastero della Salute in che modo rientrare dal deficit-monstre.
Nel mirino, ovviamente, finiscono il presidente Antonio Decaro (nella foto) e la giunta, in particolare l'assessore alla Salute Donato Pentassuglia, accusati di fare "scena muta" e di non voler spiegare "come e chi abbia creato questo debito spaventoso". Così, spiega la nota, "chiediamo una Commissione d'indagine urgente per chiarire ogni singola voce di spesa e i responsabili. Vogliamo l'elenco, vogliamo nomi e cognomi". Il sospetto del centrodestra "quasi una certezza", chiosano i capigruppo - è diretto quanto esplicito: "Nel 2025 la spesa sanitaria è andata fuori controllo per foraggiare clientele e accordi elettorali in vista delle regionali". Accuse pesanti, alle quali si aggiunge la denuncia di una inutile "corsa ai tagli dei nastri di ospedali, ambulatori e sale operatorie ancora chiusi dopo mesi".
L'opposizione si domanda anche perché, a proposito del contributo al buco della spesa farmaceutica, "già negli anni passati non siano stati rimossi i direttori generali (delle Asl, ndr) che non hanno vigilato sullo splafonamento", quando una legge regionale prevede "esplicitamente la decadenza in caso di mancato rispetto dei tetti di spesa". E la nota congiunta conclude criticando Decaro, reo di "presentare ai pugliesi" il conto "di questi sprechi che si sommano a mille altri manutenzioni e incarichi inutili, nomine e promozioni regalate, acquisti sfrenati".
Va ricordato, peraltro, che il disavanzo non nasce certo oggi. Negli ultimi anni il colore della sanità pugliese è stato sempre il rosso, con equilibri raggiunti spesso attraverso manovre straordinarie.
Basti pensare che per la mobilità passiva, i soldi spesi per i "viaggi della salute", nel solo '24 sono usciti dalle casse regionali 230 milioni di euro, con un totale aggregato dell'ultimo decennio che sfiora i 2 miliardi di euro.