Il finale sarà a sorpresa

C'è un centrodestra compatto sul "No", ce ne sono due che sono divisi sul futuro

Il finale sarà a sorpresa

C'è un centrodestra compatto, direi granitico, sul «No» al referendum e a Renzi, e ci sono due centrodestra divisi sul futuro. Uno è guidato da Salvini - che ieri da Firenze ha lanciato ufficialmente la sua candidatura a premier - ed è sostenuto da Giovanni Toti e Giorgia Meloni. L'altro fa riferimento a Stefano Parisi, che per conto di Silvio Berlusconi sta cercando di allargare la base più moderata e liberale di Forza Italia. C'è poi un terzo centrodestra che volutamente non appare. Se fossero elettori li chiameremmo «gli indecisi», parlamentari e dirigenti che al momento si barcamenano tra le due fazioni in attesa di capire meglio dove tirerà il vento.

Il destracentro di Salvini e il centrodestra di Parisi si guardano in cagnesco e non disdegnano reciproci colpi bassi, uno dei quali l'altra notte ha fatto cadere il sindaco leghista di Padova. Ed è inevitabile che lo scontro andrà in crescendo sull'onda dell'effetto Trump e in vista del dopo-referendum, un tempo che potrebbe portare aria di elezioni anticipate.

Le due posizioni appaiono inconciliabili ma non tanto per divergenze sui contenuti, che sulle questioni cruciali sono simili se non addirittura uguali. Il problema è quello di sempre. Chi comanda? Qual è la squadra, quale la strategia e quali le parole d'ordine? E ancora: Giovanni Toti si sta candidando a fare il vice di Salvini o spera di convincere Salvini a fare il suo di vice? E come può Stefano Parisi pensare di vincere un'elezione senza la Lega e magari senza un pezzo di Forza Italia?

Sono domande che non hanno risposte logiche, probabilmente improponibili. È un modo vecchio di leggere la politica e quindi di immaginare il suo evolversi. Nessuna delle ipotesi di cui sopra è percorribile a meno che qualcuno non pensi di suicidarsi. Dunque stiamo parlando del nulla. Fumo, propaganda, parole in libertà, alcune ad effetto ma senza futuro. Più utile e interessante leggere in chiaro e tra le righe la lunga intervista rilasciata ieri da Silvio Berlusconi al Corriere della Sera: analogie con Trump ma io non sono la destra; dopo il referendum ci vorrà una legge elettorale proporzionale; Salvini? Non si cresce esasperando i toni. In sintesi: se vincerà il «No» al referendum, se si tengono i nervi saldi e non ci si limita a imitare Trump come i bambini con i calciatori, se si cambieranno le regole in un certo modo, allora può cambiare la partita, i giocatori e il modo di metterli in campo. Interessante. E fattibile.

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