"È la fine del mondo, un terremoto dell'ottavo grado". Ora il Pd rischia il collasso

Gli esponenti del Pd spiazzati dalle dimissioni di Zingaretti: "Non ne sapevamo nulla". L'Assemblea nazionale del 13 marzo può trasformarsi in una polveriera da tutti contro tutti

"È la fine del mondo, un terremoto dell'ottavo grado". Ora il Pd rischia il collasso

Una decisione inaspettata, non fatta filtrare e dunque annunciata all'improvviso senza alcun segnale precedente. Le dimissioni di Nicola Zingaretti hanno lasciato più di qualche sospetto all'interno del Partito democratico: la mossa dell'ormai ex segretario è una presa d'atto ufficiale o si tratta di una strategia per stoppare "lo stillicidio" che lui stesso ha denunciato? La situazione era ormai diventata escandescente: dominava da giorni un clima di assedio, tra critiche ai vertici del Nazareno e accuse incrociate tra le varie correnti. Così il governatore della Regione Lazio ha deciso di fare il passo indietro nel Pd, dicendosi tra l'altro colpito dal "rilancio di attacchi anche di chi in questi due anni ha condiviso tutte le scelte fondamentali che abbiamo compiuto".

Terremoto nel Pd

La scelta di Zingaretti ha lasciato sotto choc gli esponenti dem, che hanno riferito di non aver ricevuto alcuna anticipazione in merito. "Non ne sapevamo nulla. Stamattina ci sono anche state delle riunioni al Nazareno ma non c'era niente di simile nell'aria", riferiscono dai gruppi parlamentari di Camera e Senato. C'è chi è arrivato addirittura a ipotizzare il suo nome come candidato sindaco per le elezioni Amministrative a Roma, ma intanto la situazione interna al Partito democratico rischia di esplodere da un momento all'altro: "L'arma fine del mondo, un terremoto dell'ottavo grado...".

I dirigenti dem che lavorano a stretto contatto con l'ormai ex segretario sono rimasti scioccati dalla notizia. Oggi pomeriggio alle ore 15 c'è stata una riunione con Zingaretti sul voto amministrativo e, a quanto viene riferito, non ci sarebbe stato "nessun minimo accenno" alle dimissioni. Un big del Pd racconta che qualche settimana fa Zinga era davvero provato e si è temuto un po' per l'addio: "Ma poi dopo l'ultima Direzione, il clima era cambiato, Nicola era di nuovo carico sulle cose da fare, la linea da seguire...".

C'era grande attesa per l'Assemblea nazionale in programma sabato 13 marzo per affrontare le divisioni interne e la richiesta di un congresso anticipato. L'appuntamento adesso può trasformarsi in una polveriera da tutti contro tutti se i capi delle correnti non riusciranno a far rientrare l'allarme. In molti però spingono affinché Zingaretti ci ripensi e dunque all'Assemblea verrà proposto di riconfermarlo. "Penso che l'Assemblea nazionale abbia una sola strada: chiedergli di restare segretario del Pd che, grazie alla sua guida, è uscito da uno dei periodi più bui della sua storia", ha dichiarato Francesco Boccia.

"Una mossa da poker"

Dal Pd ci si chiede dunque la spiegazione per una mossa così sorprendente e inaspettata. Come riporta l'Adnkronos, c'è chi giudica lo spariglio di Zingaretti "una buona mossa di poker". Il suo intento, sostiene qualcuno, potrebbe essere quello di "anticipare la discussione e chiuderla definitivamente in Assemblea". In tal modo riuscirebbe a incassare la riconferma in occasione dell'Assemblea. Anche Matteo Ricci, coordinatore dei sindaci del Partito democratico e presidente di Ali (Autonomie locali italiane), si è posizionato sulla linea della riconferma: "Comprensibile e condivisibile lo sfogo di Zingaretti, ma Nicola deve rimanere e continuare il suo mandato con la rinnovata spinta dell'Assemblea. Non si può delegittimare ogni volta il leader di turno, men che meno in questa fase di crisi sanitaria ed economica".

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