"Jobs Act" flop: crollo assunzioni. E Renzi promette mari e monti

I dati Inps confermano i limiti del Jobs Act: nei primi tre mesi del 2016 i contratti a tempo indeterminato scesi del 33%. Brunetta: «Quello del governo è un Flop Act»

"Jobs Act" flop: crollo assunzioni. E Renzi promette mari e monti

La droga fa male. Anche al mercato del lavoro dove gli steroidi sono rappresentati dagli sgravi contributivi e fiscali sulle nuove assunzioni. I bonus, che nel 2015, avevano determinato una fuggevole fiammata nella creazione di occupati (+109mila secondo l'Istat), hanno già esaurito il loro effetto visto che nono sono stati replicati per intero. Tra gennaio e marzo 2016, secondo l'Osservatorio sul precariato pubblicato dall'Inps, si è registrato un saldo tra attivazioni e cessazioni di rapporti di lavoro a tempo indeterminato positivo per 51.087 unità, un dato inferiore del 77% a quello del 2015 ma più basso anche del 2014 (87.034), anno nel quale non era in vigore agevolazioni.

Per Matteo Renzi è «squallido» il fatto che dirigenti di banche fallite abbiano ricevuto buonuscite milionarie. Lo ha spiegato lo stesso premier nella diretta Facebook «Matteo risponde».

Il trend, comunque, getta una luce sinistra sul futuro. Basta solo guardare la storia degli incentivi per capire che i prossimi mesi non promettono nulla di buono. L'anno scorso per le assunzioni a tempo indeterminato era previsto uno sgravio contributivo totale triennale con il limite di 8.060 euro annui mentre quest'anno lo sgravio è biennale e limitato al 40% dei contributi (il tetto è a 3.250 euro annui). L'anno prossimo la situazione potrebbe complicarsi dato che il bonus dovrebbe ridursi ancora (annuale e limitato al 20%, l'ipotesi più gettonata).

Al netto delle polemiche che puntualmente si scateneranno su quale sia l'istituzione più titolata tra Istat e Inps (che registra solo i contratti in essere) a discettare di statistica, non si può non rilevare come il ricorso al lavoro a tempo indeterminato stia diminuendo. I contratti stabili nei primi tre mesi del 2016 sono diminuiti di 162mila unità (-33,4%) rispetto all'analogo periodo dell'anno scorso. Idem per le trasformazioni da temporanei a stabili (-31,4%).

A far da contraltare il boom dei voucher (i buoni da 10 euro lordi, 7,5 euro al netto dei contributi per i lavori accessori). Nel primo trimestre 2016 ne sono stati venduti 31,5 milioni (+45,6% annuo). Nel 2015 si era già visto un balzo del 75,4% sull'anno precedente. Forse è troppo presto per affermare che vi sia una correlazione tra minori assunzioni e ricorso ai lavoratori occasionali da pagare con il voucher, ma di sicuro i due dati, messi insieme, non rassicurano. Passato un anno, infatti, si scopre che i 18 miliardi di costi del bonus per i neoassunti (per altro scoperti per oltre 3 miliardi), non hanno portato un deciso miglioramento dell'occupazione. Venuta meno quella provvidenza, le aziende sono meno disposte a investire nelle risorse umane.

«Quello di Renzi e Poletti si rivela ancora una volta un Flop Act», ha chiosato Renato Brunetta (Fi) evidenziando che «hanno solo usato soldi pubblici per alterare in modo truffaldino i numeri sui contratti a tempo indeterminato». «Urgono riduzioni strutturali degli oneri che pesano su tutti i contratti di lavoro», ha commentato il presidente ella commissione Lavoro del Senato, Maurizio Sacconi. «Le imprese non stanno investendo in lavoro e innovazione e la ripresa non c'è», gli ha fatto eco il segretario confederale della Cgil, Serena Sorrentino.

La questione è seria. Nel primo trimestre del 2016 si è avviata una nuova spirale deflattivo che ha scoraggiato consumi e investimenti e, pertanto, la creazione di nuovi posti di lavoro. In secondo luogo, le riduzioni strutturali del carico fiscale richiedono una revisione della spesa che il governo Renzi non è stato in grado di attuare. Ora che i nodi vengono al pettine è troppo tardi per lamentarsi.

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