Firenze fa guerra ai fast food: "Devono vendere cibi toscani"

Chi vuole aprire un nuovo esercizio alimentare nel centro storico dovrà esporre prodotti per il 70% toscani doc. Gli esercizi esistenti hanno invece tre anni di tempo per adeguarsi

Firenze fa guerra ai fast food: "Devono vendere cibi toscani"

Troppi fast food, cibo veloce, senza cultura, senza qualità, a discapito dei commercianti che da generazioni si dedicano alla gastronomia. Il Comune di Firenze ha deciso per un cambio radicale, e altre amministrazioni potrebbero andare a ruota, Napoli per prima, dove la pizza è candidata a diventare bene dell’Unesco ma imperversano le patatinerie. Nel capoluogo Toscano da ora in poi chi vuole aprire un nuovo esercizio alimentare nel centro storico dovrà esporre prodotti per il 70% toscani doc. Gli esercizi esistenti hanno invece tre anni di tempo per adeguarsi. Un tempo lungo, si potrebbe obbiettare, e il Comune ha inserito una serie di deroghe che creano pieghe e scorciatoie, ma Palazzo Vecchio ha intanto posto freno a una evidente trasgressione delle norme Unesco (Firenze centro storico è sito protetto) che impone che non siano aperte nuove attività al dettaglio nel settore alimentare, a meno che non si rispettino norme precise. Come appunto quella di vendere solo prodotti tipici del territorio e della tradizione culturale dell’area di riferimento, e che siano a filiera corta, ossia prodotti del territorio che arrivino al consumatore attraverso non più di due intermediari commerciali. Il Comune di Firenze ha inserito nelle norme sul nuovo decoro del centro deroghe per progetti di qualità che dovranno essere valutati da un’apposita commissione. Il regolamento, insomma, potrebbe essere meno rigido rispetto a come poteva essere. D’ora in poi sarà comunque vietato aprire nel centro storico di Firenze per esempio un ristorante giapponese o un messicano. Non è una novità da poco.

La strada per adeguarsi completamente ai dettati Unesco è però ancora lunga. Oltre all’ordinanza appena firmata sugli esercizi commerciali a identità regionale, si dovrà intervenire in modo più deciso sui minimarket. Il commerciante che vende alcolici dovrà esporre anche altri cinque tipi di merci, da frutta e verdura a prodotti da forno, e dalle vetrine dovranno comunque essere eliminate le bibite alcoliche. Mentre devono sparire pannelli e led luminosi. Confagricoltura definisce la nuova ordinanza del Comune di Firenze come “assolutamente coerente con la volontà di riportare un po’ di ordine e su questo non dovrebbero mai essere ammesse deroghe”, ma chiede maggiore “coinvolgimento in queste operazioni”.

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