Fisco, appalti, cedolare secca. Ecco le norme anti-impresa

Non solo il «Codice per le crisi» che cancella le Srl: è lunga la lista di leggi recenti che frenano chi produce

Fisco, appalti, cedolare secca. Ecco le norme anti-impresa

L'ordine dei commercialisti di Milano nello scorso novembre, ha provato a sondare un campione di 500mila imprese per vedere quante farebbero scattare la procedura d'allarme prevista dal nuovo e controverso codice per le crisi d'impresa. Il risultato è stato sconcertante: quattro su dieci. Il codice approvato durante il governo gialloverde sotto l'egida del ministro Alfonso Bonafede e in attesa di entrare in vigore ad agosto 2020, provocherebbe per tutte queste aziende l'intervento di un organismo esterno costituito presso la Camera di commercio che dovrebbe aiutare a prevenire che la crisi diventi fallimento. Ma per molti professionisti, il meccanismo rischia di diventare, come ha scritto l'avvocato milanese Stefano Morri, «un percorso burocratico che appesantisce le imprese». In più, il codice obbliga l'azienda a pagare un revisore-delatore che fa scattare l'allarme e cancella, in sostanza, la «responsabilità limitata» nelle Srl, esponendo molti amministratori a rischi per il patrimonio personale. «Un altro colpo mortale per le nostre piccole e medie imprese», accusa Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, dopo la denuncia del Giornale.

E in effetti il caso del Codice delle crisi non è il solo provvedimento approvato negli ultimi due anni che sembra fabbricato apposta per frenare le piccole e medie aziende. Maurizio Leo, ordinario di diritto tributario della Scuola nazionale dell'amministrazione della Presidenza del consiglio dei ministri, ha stilato una sorta di vademecum. Che parte dal fisco: gli autonomi spesso pagano una ritenuta sulle prestazioni eccessiva perché si applica sull'intero compenso, senza tenere conto delle spese detraibili. L'ultimo decreto fiscale giallorosso vieta loro di portare in compensazione questo credito se non dopo la dichiarazione dell'Iva, cioè a fine anno: «In sostanza -spiega Leo- si costringe così l'autonomo ad attendere fino a un anno per un rimborso di tasse pagate in eccesso».

Il meccanismo non riguarda chi ricade nella flat tax. Ma il governo ne ha ridotto la sfera d'applicazione e l'ha irrigidita, costringendo molte partite Iva anche a complicare la propria contabilità. «In più -aggiunge il professore- sono state introdotte sanzioni penali fino al carcere per infedele dichiarazione, una violazione che può dipendere da una mera differenza di interpretazione delle norme tra contribuente e Agenzia delle entrate».

Colpiti anche i negozianti: via la cedolare secca sugli affitti commerciali che avrebbe dato sollievo al comparto. Il governo ha addotto come motivazione il costo del provvedimento, circa 260 milioni di euro. Dimenticando che la cedolare secca ha dato buoni frutti per le casse dello Stato nel campo degli affitti tra privati.

Pesa anche l'imposizione del registratore di cassa in grado di emettere scontrini telematici. «L'apparecchio costa costa dai 400 ai 600 euro -spiega il docente- lo Stato invece di scusarsi con il negoziante per il nuovo adempimento e pagare uno strumento di cui ha bisogno per raccogliere dati, gli rimborsa solo 250 euro».

L'imposizione del compito non retribuito di esattori per conto dello Stato o anche di semplici «raccoglitori» di dati fiscali è ormai diventata un'abitudine. Stessa sorte tocca ai commercialisti, senza i quali il 730 «precompilato» non funzionerebbe.

Il colmo si è raggiunto con la normativa sugli appalti. «Impone al committente, anche privato -dice il professore- di verificare che l'azienda a cui si appalta il lavoro sia in regola con tutte le normative fiscali, il versamento dei contributi, lavoro che tipicamente spetterebbe alle agenzie fiscali».

«Si continua a invocare maggiore trasparenza nei rapporti fisco-contribuente,-accusa il docente- ma come si concilia con un simile elenco di norme oppressive per partite Iva e imprese?». Gli effetti sul Pil sono evidenti.

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