Fondi, sedi e dipendenti. La normalizzazione M5s

Lo statuto di Conte è da partito vecchio stile. E a Grillo potere "insindacabile" sulle regole

Fondi, sedi e dipendenti. La normalizzazione M5s

Invece delle profezie di Gianroberto Casaleggio sulla «democrazia diretta» e «l'intelligenza collettiva» che tramite la Rete si sostituisce ai partiti, il M5s ha realizzato quella di Alessandro Di Battista, quando disse: «Così facendo diventeremo come l'Udeur, un partito buono per la gestione di poltrone e carriere». Con lo statuto seicentesco (copyright Beppe Grillo) stilato dall'avvocato Giuseppe Conte, viene in effetti ufficializzata la trasformazione del M5s in un partito politico, se non seicentesco, come minimo novecentesco. Con presidente, vicepresidenti, consiglio nazionale, comitati tematici, comitato di garanzia, collegio dei probiviri, sedi locali, dipendenti del partito, il tesoriere, persino la scuola di formazione come quella della Dc. Un partito vecchio stile, proprio quello che il Movimento Cinque Stelle non solo non voleva diventare, ma voleva distruggere. «I partiti, ormai, sono strutture arcaiche: il futuro è la democrazia diretta attraverso la Rete» diceva Gianroberto Casaleggio. «I partiti sono morti» tuonava Grillo, che vedeva un futuro solo nella Rete. Anche più recentemente il fondatore, ora Garante, ha ribadito che il M5s per lui è nato «da un'idea di rete e di un movimento senza sedi, senza tesori, senza soldi». Ora con il nuovo Movimento di Giuseppe Conte si ritrova l'opposto, un partito con sedi, tesoriere, e che ambisce pure a finanziarsi tramite «erogazioni liberali», che poi sono le donazioni private, come si legge all'articolo 22 dello statuto (ma ovviamente si vigilerà affinché «sia impedito il condizionamento di specifici gruppi di interesse»). Lo scontro tra Grillo e Conte è finito a tarallucci e spigole in un ristorante di Bibbona, quello che il comico ha incassato, per mandar giù la trasformazione del M5s nell'Udeur, è contenuto nell'articolo 12 sui poteri del Garante. Oltre ad essere «custode dei Valori fondamentali del MoVimento 5 Stelle», si specifica che Grillo avrà «il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme del presente Statuto». Quindi è nero su bianco che se ci saranno contrasti con Conte circa l'applicazione dello statuto, avrà sempre ragione Grillo. Anche se il potere reale è in mano al presidente, cioè a Conte, per quattro anni rinnovabili altri quattro, l'orizzonte di otto anni che l'ex premier ha voluto garantirsi (tornare a fare il mestiere di prima non lo sfiora neppure).

Tra i vari poteri di cui gode il presidente, Conte ha inserito anche quello di «decidere l'assunzione del personale dell'Associazione ed il conferimento di incarichi, anche professionali, a terzi». Il M5s avrà quindi personale assunto e consulenti esterni, che deciderà Conte, solo gli incarichi da 100mila euro dovranno avere «parere favorevole del Comitato di Garanzia». Poi vengono «disciolti», da subito, tutti i meet up e i gruppi locali M5s, che verranno sostituiti con sedi locali vere e proprie, «legate a singole realtà comunali o infracomunali». Queste sedi potranno ricevere delle risorse finanziarie dal partito centrale per «progetti e iniziative». E a chi spetta il potere di determinare la quota di risorse? Al presidente ovviamente, che designa anche il responsabile della Scuola di Formazione del MoVimento 5 Stelle. Centrale poi la figura del Tesoriere, che «compie tutti gli atti di natura bancaria, postale e finanziaria». Doveva essere un movimento «liquido», ma non in questo senso.

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