Politica

A forza di dare del fascista a tutti andranno esaurite le camicie nere

Renzi è accusato di essere un ducetto. Ma è un democristiano, ex boy scout, che va a messa con regolarità. L'esatto contrario del mangiapreti Mussolini

A forza di dare del fascista a tutti andranno esaurite le camicie nere

Il fascismo durò vent'anni, cadde nel 1943 e siamo ancora qui a parlarne, spesso a sproposito. Matteo Renzi perfino in Parlamento e nei talk show è accusato con disinvoltura di essere un ducetto e di voler trasformare la democrazia in cupo regime dispotico. Si dimentica che il premier è un democristiano, ex boy scout, frequentatore di chiese cattoliche, uno che assiste con regolarità alla messa. L'esatto contrario di Benito Mussolini, mangiapreti nonostante avesse firmato il Concordato.

Renzi è un chiacchierone. Non sfigurò alla Ruota della fortuna. Si comporta in politica utilizzando le tecniche di un consumato giocatore di poker, tra cui il bluff; e se c'è da barare non si tira indietro. Il suo eloquio è sciolto e spedito (somiglia a quello di un venditore ambulante), completamente diverso da quello declamatorio e condito di slogan militareschi che pioveva dallo storico balcone di Palazzo Venezia.

È vero. Al presidente del Consiglio piace comandare, che è meglio che fottere, ma la prima attività non esclude la seconda, e suppongo che egli le eserciti entrambe con soddisfazione. Tuttavia, per il momento, si limita a interpretare il ruolo di capo del governo secondo le aspettative di molti: decidendo in fretta e a costo di suscitare le legittime proteste dei propri compagni, stupiti che l'uomo forte, tanto odiato, sia stato espresso dal loro partito. Di costui si potrà dire che è arrogante, supponente, sbrigativo, incline a imporsi. Ma fascista, no, se il termine è inteso nel suo significato originario ossia seguace del fascismo. Se invece il vocabolo è stato desemantizzato, e ha assunto la portata di un insulto, allora è sinonimo di cornuto, testa di cazzo e roba simile d'uso comune, talmente comune da costituire la base del linguaggio corrente in ambienti non soltanto popolari.

Ci sono persone che tra una frase e l'altra infilano un «cazzo», quasi che fosse una sorta di punteggiatura sonora. Il medesimo discorso potrebbe valere per «comunista». Ma questo aggettivo-sostantivo, nell'accezione più diffusa, definisce chi sia nostalgico del Pci, desideroso di vedere i proletari risorgere (sono morti pochi anni fa, in fondo) e tornare protagonisti della vita pubblica. Quale improperio, «comunista» è assai fiacco. Vuoi mettere «fascista»? Riempie la bocca, è uno sfogo denso di rabbia mirato a squalificare il destinatario. Tant'è che Matteo Salvini, pur essendo stato da ragazzo simpatizzante delle bandiere rosse, oggi che guida la Lega (in minacciosa avanzata nei sondaggi elettorali) viene così squalificato dai detrattori: sei un fascista.

Chiunque non sia allineato con il politicamente corretto non sfugge all'infamia: è catalogato tra coloro che ambiscono a rimettere in marcia i famigerati manipoli, con tanto di manganello e olio di ricino da somministrarsi ai sinceri democratici. Specialmente negli ultimi tempi, da quando il Movimento sociale è stato sepolto e An pure, cioè dalla sparizione di ogni forma di associazionismo delle camicie nere, il timbro di fascista viene adoperato senza risparmio. E chi lo adopera non va per il sottile: sembra che qualunque italiano impertinente, fuori dagli schemi soliti, in luogo della biancheria intima indossi l'orbace.

Non c'è verso che i dispensatori di etichette fasciste si emendino o si contengano. Forse trovano comodo, in mancanza di argomenti, ricorrere a un insulto considerato efficace come un pugno: ti do del fascista e ti sbatto nell'angolo, svergognato, spacciato. Non c'è dubbio che si tratti di un modo meschino di zittire gli oppositori. Una strategia sganciata dalla realtà. Infatti se i renziani fossero fascisti, e se lo fossero anche i leghisti, la maggioranza dei connazionali sarebbe ancora irrigidita sull'attenti nel saluto romano. Qualora i democratici cambiassero lessico polemico e affinassero i loro ragionamenti, sarebbero più credibili. Anzi, meno stupidi.

Commenti