"Fratelli e sorelle" in chiesa. Prove generali di nuova messa

Nella liturgia in vigore da domenica 29 a Milano e Roma. Novità in Padre nostro, Gloria e Confiteor

Inutile negarlo: a ogni cambio di traduzione della Bibbia e del Messale seguono sempre sussulti e polemiche. È capitato per esempio con le parole con cui si riceve la Comunione e persino a san Gerolamo, l'asceta autore della Vulgata, prima traduzione completa in latino della Bibbia. Quando alla fine del quarto secolo, su incarico di papa Damaso, iniziò a lavorare (e direttamente dall'ebraico per l'Antico Testamento), era considerato una specie di originale in tensione continua per cogliere il senso profondo dei Testi sacri.

Nella lunga storia della Chiesa, delle sue Scritture e della sua liturgia, oggi siamo di fronte a qualcosa di certo meno imponente ma comunque importante. Il nuovo Messale della Cei, dopo il via libera di papa Francesco, sia nelle parrocchie del Vicariato di Roma che in quelle di rito ambrosiano entrerà in vigore il 29 novembre, prima domenica dell'Avvento che accompagna al Natale, e introduce novità alle quali prepararsi.

Non ci saranno più solo «fratelli» ma «fratelli e sorelle». Si dirà in diverse preghiere ma soprattutto nel Confiteor: «Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli e sorelle, che ho molto peccato». Un maggiore approfondimento dell'importanza della differenza nella complementarietà tra uomo e donna.

Molto si è parlato delle due variazioni al Padre nostro. Si passa dal «non indurci in tentazione», che fa pensare che sia Dio in qualche modo a tentarci, al «non abbandonarci alla tentazione», che richiama piuttosto il nostro ruolo e quello del Diavolo nelle tentazioni. In più, diremo «rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori», un «anche» in più che ricorda di perdonare sempre e insieme che è il Padre il modello e la fonte del perdono. L'obiettivo è una comprensione sempre maggiore del mistero di Dio, che nella tradizione della Chiesa cresce e si approfondisce sin dalle origini.

Piccolo cambiamento anche nel Gloria. Si dirà «Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini amati dal Signore» e non più «agli uomini di buona volontà». L'accento cade così sull'amore di Dio per l'uomo più che sugli sforzi delle creature.

Il nuovo Messale può già essere adottato in tutte le parrocchie che lo desiderino (è già avvenuto in diverse chiese) e diventerà obbligatorio in tutta Italia il 4 aprile 2021, giorno della Pasqua. Si tratta della traduzione della terza edizione tipica del Messale Romano del 2002, in continuità con la prima editio typica che recepiva la riforma liturgica del Concilio Vaticano II.

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