Fuggi fuggi al Senato: i centristi guardano a Fi. E Alfano resta da solo

L'Udc si spacca: Cesa saluta, Casini con Renzi I dubbi di Verdini sul voto di fiducia di oggi

Fuggi fuggi al Senato: i centristi guardano a Fi. E Alfano resta da solo

Il capitombolo referendario di Renzi frantuma il resto del fronte del Sì, quella galassia centrista che va da Scelta Civica a Udc a Ncd. Alla fine della storia di questo governo mai eletto, si ritrovano ad essere, tutti, un po' personaggi in cerca d'autore. E gli equilibri della geografia politica, determinati dalla riforma, si giocano per ironia della sorte tutti in quel Senato che sopravvive alla riforma. Da una parte c'è Area popolare che fa capo ad Alfano e che nell'arco parlamentare ricomprende Udc e Ncd. Su posizioni molto diverse. I primi, o meglio una parte di Udc vicina all'area cattolica di centro che guarda a destra, rappresentata in senato da De Poli e che fa capo a Lorenzo Cesa, ha formalizzato la propria uscita durante la riunione dei gruppi al Senato con una nota. Tra i profughi, per ovvie ragioni, non c'è Pier Ferdinando Casini, tra i primi a spendersi totalmente per il sì alla riforma, che resta a casa Renzi. Lo scioglimento di Udc dalla coalizione del nuovo centrodestra è stato frettolosamente liquidato da Alfano come «naturale conseguenza politica del referendum». Probabilmente perché, tra le fila degli alfaniani, ci sono ben altre cose di cui preoccuparsi. La capogruppo al Senato di Ap Laura Bianconi sembrerebbe infatti impegnata a rincorrere alcuni dei suoi che potrebbero votare contro la fiducia prevista oggi sulla manovra economica. Per la precisione sette, tra cui Esposito. E poi c'è un'altra ipotesi, che prende piede nelle ultime ore, quella di un'asse Formigoni-Sacconi. I due senatori, ufficialmente critici con Alfano sull'ipotesi di voto anticipato in realtà sarebbero dati in queste ore in marcia verso posizioni collocabili più a destra, parallelamente a Lupi alla Camera, sebbene su posizioni più ambigue. Quella del voto di fiducia (l'ultimo) sarebbe dunque l'occasione per porre sul banco la propria contrarietà alla linea di Alfano e del partito. Un altro forte segnale politico potrebbe arrivare dai senatori verdiniani che, in attesa di capire dove (ri)collocarsi, avrebbero scelto la strada di non presentarsi al voto nonostante aver dichiarato l'appoggio alla fiducia dopo una riunione fiume. A complicare, infine, il quadro degli schieramenti al Senato, e dell'Ap di Alfano, non passano inosservate alcune perplessità che attanagliano i parlamentari lombardi, i quali starebbero pensando a dialogare con Forza Italia, non solo in vista dei destini fra le aule parlamentari della prossima legislatura, ma anche di una collocazione a livello regionale, in una regione saldamente governata dal centrodestra. Un asse che lega i destini politici di Roma e Milano e che passa, non a caso, per il potente presidente della commissione Bilancio della Lombardia, Alessandro Colucci, figlio del senatore Ncd Francesco Colucci (in compagnia del deputato ex Fi Maurizio Bernardo alla Camera). C'è da aspettarsi che un altro no alla riforma, nel gruppo di Alfano al Senato, potrebbe venire da lui. Nel quadro delle geometrie variabili di Palazzo Madama, è ancora da definire, invece, il perimetro di quella coalizione che vedrebbe il gruppo dei senatori fittiani dialogare con Quagliariello. Insomma, il Centro si muove, si agita, con un solo sogno politico: sopravvivere.

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