Garantista soltanto a parole: ecco i dimissionati di Renzi

Adesso il premier fa l'elogio dell'autonomia della politica, che non subisce i condizionamenti delle procure. Eppure cacciava anche chi non era indagato

Garantista soltanto a parole: ecco i dimissionati di Renzi

"Garantista quando tocca ai tuoi e giustizialisti con gli altri: è insopportabile. Noi siamo genuinamente garantisti e per questo non chiediamo le dimissioni del sindaco di Livorno». È la nuova fissazione del premier Matteo Renzi. Concetto chiave di tutti gli ultimi interventi. L'intervista di domenica a Che tempo che fa di Fabio Fazio (aveva criticato chi chiede le manette «a targhe alterne») e anche della direzione Pd che si è tenuta ieri. Lo spunto è la vicenda giudiziaria di Filippo Nogarin, primo cittadino M5S della città toscana. Ma ciò che preme al presidente del Consiglio è ostentare sicurezza e tranquillità rispetto a vicende giudiziarie che gli sono più vicine, quelle che hanno colpito il Pd alla vigilia delle elezioni, come l'arresto del sindaco di Lodi Simone Uggetti.

Quanto Renzi sia mosso da motivazioni tattiche più che da reali convinzioni lo si capisce passando in rassegna il passato poco garantista del premier. Gli esordi nei media nazionali nel 2011, quando era ancora sindaco di Firenze, sono segnati da posizioni a favore delle dimissioni di avversari politici, a partire da Silvio Berlusconi. «Non c'è ombra di dubbio» che si debba dimettere, disse nell'anno che poi è stato indicato da molti come quello del complotto per fare cadere l'esecutivo.

Ma Renzi è stato poco generoso anche con ministri del suo governo. La stessa Federica Guidi, sostituita da Carlo Calenda alla guida del ministero delle Attività produttive, è stata messa da parte senza essere indagata. Quando si dimise, il commento ufficiale la definì «scelta sofferta e condivisa», ma i retroscena raccontano un Renzi infuriato perché il ministro non aveva chiarito la posizione del fidanzato.

Facile il paragone con la vicenda di Maria Elena Boschi, ministro saldamente in carica nonostante il padre vicepresidente di Bancaetruria, l'istituto di credito andato in default in questi giorni sotto la lente della Guardia di finanza.

Il livello di garanzie riconosciute dal premier è direttamente proporzionale alla vicinanza al suo staff. Viene da pensare a Maurizio Lupi, esponente del Nuovo Centrodestra, ministro delle Infrastrutture dimesso con il benestare (per non dire su indicazione) di Renzi. «Questioni politiche ed etiche», non giudiziarie, spiegò allora a chi gli chiese perché i tanti sottosegretari indagati del suo governo non dovessero fare la stessa scelta di Lupi, che non era indagato.

Suona come uno sfottò la spiegazione che Renzi diede quando chiese le dimissioni di Annamaria Cancellieri dal precedente esecutivo. «Se cambia il ministro della Giustizia, il governo Letta è più forte, non più debole». Una sorta di «Enrico stai sereno» in versione giudiziaria che gli si ritorse contro quando spuntarono le prime vicende giudiziarie che hanno lambito ministri e Pd.

Perfettamente in linea con la storia della sinistra italiana. Garantisti a fasi alterne. Non risultano dichiarazioni a favore di Nicola Cosentino. Ne chiesero le dimissioni da sottosegretario quando fu indagato per una vicenda di riciclaggio di rifiuti. E questo è comprensibile. Ma ora l'ex esponente di Forza Italia veleggia verso i mille giorni di carcerazione preventiva.

Il picco giustizialista Renzi lo ha toccato ai tempi della rottamazione. Filippo Penati, indagato, ma soprattutto bersaniano, secondo il premier in carica doveva dimettersi da tutte le cariche, compresa quella di consigliere regionale lombardo. Poi è stato assolto. Le cronache riportano altre richieste di dimissioni. Della presidente della Regione Lazio Renata Polverini. «Scontate e doverose», dell'ex ministro dell'Agricoltura Nunzia De Girolamo. Persino, di Angelino Alfano, quando era ministro dell'Interno del governo Letta per la gestione del caso Alma Shalabayeva. Non una vicenda giudiziaria, ma un indicatore di quanto anche per Renzi, la leva del garantismo vada azionata solo quando serve.

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