Ma la Gelmini (assente) ora è un caso: smentire le ambiguità di Fi sul conflitto

Mariastella diserta il discorso di Berlusconi e da Firenze ribadisce i propri dubbi sulla linea politica. Un pontiere: "Chiarisca col presidente"

Ma la Gelmini (assente) ora è un caso: smentire le ambiguità di Fi sul conflitto

Potere della delusione. Non è da una settimana, il giorno dell'«affronto lombardo», né da un mese e neppure da un anno che Mariastella Gelmini è certa di essere oggetto di una lenta ma inesorabile campagna di demolizione a opera di Licia Ronzulli, coordinatrice della Regione Lombardia solo da sabato della settimana scorsa, ma europarlamentare, senatrice, presenza fissa ad Arcore ormai quasi da un ventennio.

Così, quando una persona prudente ai limiti della circospezione come la Gelmini ha deciso di attaccare la scelta di Silvio Berlusconi di sostituire Massimiliano Salini alla guida della Lombardia proprio con la senatrice Licia Ronzulli, non ha stupito troppo la reazione sopra le righe della ministra, sopra le righe almeno per l'eloquio e il carattere della Gelmini. È subito apparso chiaro però che ci fosse dell'altro, anche se perdere mordente sulla Regione in cui è nata e politicamente cresciuta non è cosa da poco, soprattutto alla vigilia delle amministrative e poi - chi vivrà vedrà - non troppo lontano dalle politiche.

Ma lo choc doveva ancora arrivare, con dichiarazioni che segnano una rottura interiore con l'uomo che Mariastella Gelmini aveva sempre considerato il suo punto di riferimento. «Non riconosco lo stile e il metodo del presidente Berlusconi. Il tempo di Pratica di Mare purtroppo è finito» ha dichiarato al Corriere della sera mercoledì scorso la capo delegazione azzurra nel governo Draghi dopo le parole del leader di Forza Italia su Putin e l'Ucraina, poi ammorbidite da Berlusconi, che sono finite sotto la lente come troppo vicine alle posizioni di Mosca.

Critiche personali e politiche a Berlusconi mai uscite dalla bocca della Gelmini e secondo una prima valutazione di persone vicine al Cavaliere, «critiche mai pronunciate contro Berlusconi in venticinque anni di storia del partito», mentre un consigliere del presidente pompiere e pontiere invita la Gelmini «a telefonare a Berlusconi per un chiarimento, perché tutti ci chiedono di restare uniti», tanto più dopo l'intervento filo ucraino dell'ex premier a Napoli.

Si sono parlati l'ultima volta a tu per tu ad Arcore due settimane fa ma a Napoli ad ascoltare Silvio, Mariastella non c'era. Unica tra i ministri, perché in prima fila era in bella vista Mara Carfagna, protagonista in passato di polemiche altrettanto decise con Berlusconi e ieri da lui citata come un esempio, e non è mancato Renato Brunetta. Si è precipitata l'istituzionale presidente del Senato Maria Elisabetta Alberta Casellati e anche per lei è arrivato il benvenuto di Berlusconi. Per la Gelmini assente neanche una parola: un modo di ferirla ma anche di non acuire le tensioni nel partito.

La giustificazione per l'assenza, un impegno con il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi e con il presidente della Toscana, Eugenio Giani, è sembrata debole a un altro esponente in vista di Forza Italia, «quasi un segnale che preferisce ambienti vicini a Renzi, in passato ha anche tenuto una lezione alla sua scuola di politica» o a Calenda, Toti o a un futuribile partito Draghi. Ma anche Renzi ha tenuto una lezione alla scuola della Lega. Fantapolitica?

La Gelmini, proprio ieri mattina, alla vigilia dell'intervento di Berlusconi, ha ribadito le proprie posizioni citando addirittura Winston Churchill in occasione dello sbarco degli Alleati in Sicilia, deciso perché l'Italia era «il ventre molle» dell'Asse. Ecco, secondo la capodelegazione azzurra, che ha parlato ancora di «ambiguità» azzurre, ora «l'Italia non può essere il ventre molle dell'Occidente e soprattutto non può diventarlo per responsabilità di Forza Italia».

Un parricidio, lo definirebbero gli psicanalisti, necessario per crescere politicamente e prendere le distanze sui temi fondanti della propria identità, per colei che è la sua capodelegazione al governo. Il ddl Concorrenza, di matrice liberale, viene ostacolato apertis verbis dai gruppi parlamentari azzurri, si è lamentata Gelmini, la chiamata di Berlusconi alle armi per i referendum non è un balsamo per il governo che ha appena varato una riforma della Giustizia, cronache e chiacchiere di corridoio si susseguono e sono più spesso spine che rose. Finché uno dei rumors più insistenti, Licia Ronzulli coordinatrice in Lombardia, diventa realtà. Che non rimanga l'ultimo?

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