Geografia del Covid-19 Isernia fortino d'Italia: unica provincia a zero

Alle volte non esistere ha i suoi vantaggi. Capita che anche il coronavirus non si accorga di te e ti lasci in pace

Alle volte non esistere ha i suoi vantaggi. Capita che anche il coronavirus non si accorga di te e ti lasci in pace. Isernia, seconda provincia del Molise, la regione che «non esiste» secondo una boutade che è diventata autoronico slogan di marketing territoriale, è l'unico territorio italiano a non avere ancora registrato un caso di positività al virus che terrorizza l'Italia (e il mondo).

A scriverla così gli isernini, che alla fine sono più meridionali che centrali, staranno facendo i gesti apotropaici che tutti possiamo immaginare. Ma a risolvere la questione, mostrandosi più realista del re, è lo stesso sindaco del capoluogo, Giacomo D'Appollonio, commercialista di 69 anni, di Fratelli d'Italia, che contattato da Repubblica è apparso quasi rassegnato al fatto che prima o poi il Covid-19 farà capolino anche in questo pezzo d'Italia lontano dai riflettori. «Siamo circondati, non possiamo costruire muri attorno a noi».

Le province (o le città metropolitane), in Italia sono 110. Tutte contano casi di contagio, da Bergamo (in testa), giù fino ad alcune province del Sud in cui si contano sulle dita di una mano, come Oristano, Catanzaro, Caltanissetta, Benevento. Ma nell'atlante del coronavirus tutte rispondono «presente». Anche Campobasso, l'altra provincia molisana che invece «esiste» eccome (17 casi). Tutte tranne Isernia. Certo, c'è il fatto che quella incastrata la Abruzzo, Basso Lazio, Campania e Puglia è la più spopolata provincia italiana, con meno di 85mila abitanti. Ma naturalmente c'è dell'altro. D'Appollonio per esempio è convinto che non aver atteso che ci fosse un contagiato per combattere sia stato fondamentale. «Abbiamo attivato - racconta a Repubblica - il Centro operativo comunale, come nei terremoti, portiamo la spesa a casa degli anziani, la lasciamo sullo zerbino. E controlliamo tutti quelli che rientrano dal Nord Italia, almeno chi si è autodenunciato. Noi contiamo 1500 studenti fuorisede, studiano alle università di Milano e Bologna. Quindici ragazzi sono in isolamento volontario. Abbiamo messo a bilancio, ancora, la pulizia straordinaria delle maggiori strade cittadine, pulizia e sanificazione. Due mercati bisettimanali insediati nell'angusta area storica sono stati sospesi. Quando è guerra è guerra». Saggezza molisana. Magari serve.

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