La Germania post-Merkel. Un fedelissimo nella Cdu fa vincere la continuità

Il partito della cancelliera elegge presidente Laschet, governatore del Nord Reno-Vestfalia

Berlino. Ha 59 anni, è renano e cattolico: da ieri il governatore del Nord Reno-Vestfalia, Armin Laschet, è il nuovo presidente dell'Unione cristiano democratica (Cdu), il partito di Angela Merkel. La leader tedesca lo aveva conquistato nel 2000 cinque anni prima di diventare cancelliera e lo aveva lasciato a dicembre del 2018, concentrandosi da allora sulla guida del governo. Negli ultimi due anni la Cdu è stata guidata con poco polso da Annegret Kramp-Karrenbauer, un'ex delfina di Merkel presto dimostratasi non all'altezza dell'incarico e rimasta alla testa del partito solo grazie al coronavirus.

Proprio dal coronavirus, che ha obbligato i 1.001 delegati del partito a riunirsi in forma virtuale, la Cdu guarda al futuro con l'elezione di Armin Laschet, politico solido dalle qualità nascoste. «Quello di cui abbiamo bisogno è continuità nel successo», è il poco immaginifico slogan grazie a cui il governatore renano ha convinto una maggioranza non bulgara dei delegati a sceglierlo al ballottaggio. Dei 991 votanti, in 521 lo hanno scelto, 4 si sono astenuti mentre in 466 gli hanno preferito l'avvocato Friedrich Merz. A differenza del bonario governatore centrista, fautore dell'integrazione delle minoranze e intenzionato a fare della Cdu un partito più rappresentativo della società, Merz è un conservatore alla vecchia maniera, poco interessato alle intese con la sinistra alle quali Merkel ha abituato i tedeschi. Ma soprattutto Merz è noto come l'anti-Merkel: fra i due non corre buon sangue e la cancelliera, alla guida del governo fino al prossimo autunno, è stata ben lieta di salutare l'elezione di Laschet.

Il compagno di partito è stato uno dei pochi a difenderla nel 2016 quando la leader tedesca veniva attaccata tanto dai populisti di AfD quanto dai colleghi della Cdu per aver aperto le frontiere della Germania a oltre un milione di profughi mediorientali. I due politici si somigliano anche nelle forme non slanciate e nei modi controllati, mai sopra le righe. Leale e come lei centrista, Laschet sa però distinguersi dalla cancelliera: a differenza di Merkel il governatore renano non è noto per venire a patti con la sinistra. Al contrario è stato lui nel 2017 a conquistare il Nord Reno-Vestfalia (oltre 17 milioni di abitanti) con i colori della Cdu riportando democristiani (e liberali) al governo a Düsseldorf grazie a un'agenda incentrata sul ripristino dell'ordine pubblico. Così il mite Laschet ha espugnato una storica roccaforte dei socialdemocratici: dal 1967 è successo solo due volte. Con la stessa serena determinazione, ieri Laschet ha conquistato il partito fra la delusione, ha scritto però la Welt, di alcuni grandi imprenditori tedeschi che gli avrebbero preferito Merz, considerato più ferrato in economia.

Per sconfiggere l'avvocato che ha fatto carriera nel fondo d'investimento BlackRock, Laschet ha usato un'analogia: «Non ci serve un amministratore delegato ma un capitano che guidi il partito tenendolo unito». La percentuale di voti ricevuti, il 53%, dimostra però che l'unità della Cdu è oggi un obiettivo e non un metodo. Laschet ha tre mesi per consolidare la propria leadership: in primavera il partito discuterà con la formazione-sorella bavarese Csu chi sarà il candidato cancelliere alle elezioni del prossimo settembre. Altri politici oggi molto più popolari di Laschet, come il ministro della Salute Jens Spahn oppure il governatore della Baviera Markus Söder, potrebbero reclamare l'investitura. Laschet da parte sua si è blindato alleandosi proprio con Spahn, eletto ieri vicepresidente della Cdu. Consapevoli che dopo anni di centrismo la destra interna avrebbe rialzato la testa, i due hanno promesso zero tolleranza contro estremismo e terrorismo. Obiettivi che non fanno pensare alla piattaforma di un partito ma a un programma di governo.

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