"Ghiacciai troppo rischiosi". Confortola rinuncia all'8mila

Prima era tutto imprevedibile. Ora è tutto da prevedere. Per la tragedia della Marmolada, gli esperti parlarono di imponderabilità

"Ghiacciai troppo rischiosi". Confortola rinuncia all'8mila
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Prima era tutto imprevedibile. Ora è tutto da prevedere. Per la tragedia della Marmolada, gli esperti parlarono di imponderabilità.

Ora, però, le montagne italiane chiudono ad una ad una. Il gran caldo, cronico e momentaneo, induce alla massima prudenza, ma nel timore che l'uomo non ne sia provvisto, si passa a leggi e divieti. Chiude, così, un'altra porzione del Monte Bianco, chiude il Cervino, chiude lo sci estivo allo Stelvio. Mentre le città ribollono, l'isoterma - il punto in cui l'atmosfera tocca lo zero termico è da settimane altissimo, oltre i 4500 metri. Già questo sarebbe il campanello d'allarme al cui suono ogni alpinista sa che si deve restare a casa. Pochi giorni fa la Francia aveva «chiuso» l'accesso al Bianco dalla via normale. Ieri sul versante italiano sono state momentaneamente vietate anche l'ascesa al dente del Gigante e alla cresta di Rochefort, due classiche che disegnano lo skyline di Courmayeur, proprio sopra al ghiacciaio di Planpincieux, l'altro grande ghiacciaio, da anni, osservato speciale. Ora pure la Grande Becca chiude. La roccia del Cervino è tanto meravigliosa quanto friabile, la sintesi che ogni guida della zona non si stanca di ripetere. Ha resistito fino all'ultimo anche Umberto Capitani, patron dell'hotel Livrio e degli impianti dello Stelvio: fino a pochi giorni fa sugli skilift arrivavano prima dell'alba i campioni della Nazionale di sci alpino. Ora restano aperte le funivie solo a chi salga a piedi a prendere il sole. Sciare è impossibile.

Non va meglio in Pakistan dove l'alpinista di Valfurva Marco Confortola (nella foto) ha detto addio al Nanga Parbat per mancanza di condizioni.

Lo ha comunicato scrivendo un messaggio, condiviso sui social, al governatore della Lombardia, Attilio Fontana. Sarebbe stato il suo tredicesimo Ottomila dei 14 del pianeta. «La sicurezza innanzitutto: il soldato è quello che torna sempre a casa ed è pronto a ripartire» è stato il suo commento.

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