Il giallo di AstroLuca che sapeva tutto

Parmitano: "Seguivo il virus dallo spazio a novembre". Poi ritratta: "Mi sono confuso"

Il giallo di AstroLuca che sapeva tutto

Che la pandemia di Covid-19 avesse preso il via ben prima che la Cina dichiarasse i primi contagi, è ormai cosa nota. Certi ambienti sapevano e hanno taciuto, forse per paura di un caos mondiale, di una scena apocalittica simile a quella riportata nel film «E venne il giorno». Da tempo i medici notavano morti per strane polmoniti, ma nessuno fiatava. Tanto che, nell'indifferenza più totale, già nel mese di novembre non si riuscivano più a trovare mascherine di protezione in tutta Italia e i siti internet di acquisto dei dispositivi di protezione già ricevevano migliaia di richieste per i prodotti sanitari. Ora arriva la notizia, riportata da Difesa online, che confermerebbe i sospetti. In due distinte trasmissioni, infatti, l'astronauta Luca Parmitano, «AstroLuca», per i più, ha raccontato che già a novembre dello scorso anno, mentre si trovava sulla Iss, la stazione spaziale internazionale, aveva appreso dei primi contagi in Cina. Il 25 aprile a Petrolio, su Rai Uno, il pilota sperimentatore dell'Aeronautica militare, primo italiano a fare nel 2013 una passeggiata spaziale di 6 ore e 7 minuti, ha raccontato: «A bordo abbiamo un collegamento quotidiano con le realtà terrestri. Abbiamo anche accesso alla rete internet, possiamo comunicare con i centri di controllo e già da novembre, avevamo iniziato a seguire i primi contagi, inizialmente soltanto nei Paesi asiatici, poi al mio rientro i primi contagi in Europa».

Il 9 maggio 2020 ha replicato a Tg2 Storie: «Sulla stazione abbiamo seguito - ha spiegato - quello che stava succedendo sulla Terra: anche prima del mio rientro, già da novembre, eravamo al corrente di questo probabile contagio pandemico e soprattutto la gravità che si andava allargando a macchia d'olio proprio in Europa». Parmitano ha fatto rientro dalla Iss il 6 febbraio scorso. Del Covid-19 solo intorno al 20 gennaio si era iniziata a diffondere la notizia. I primi di febbraio furono riportati in Patria i primi connazionali in fuga da Wuhan e fu proprio l'Aeronautica a effettuare il trasporto con un Boeing Kc-767. È quindi molto probabile che Parmitano sapesse. Luca, che ha sei missioni spaziali all'attivo, che è ufficiale dell'Am, impiegato per lungo tempo al Reparto sperimentale volo di Pratica di Mare, eccellenza della Forza armata azzurra, è difficile possa essersi sbagliato riguardo al mese in cui ha appreso la notizia dei primi contagi. Anche perché per ben due volte ha parlato di «novembre». E che la pandemia sarebbe stata di estensione mondiale lo si era capito anche da un primo decreto anti Covid firmato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte il 31 gennaio, in ritardo rispetto al diffondersi della notizia. Un provvedimento che estendeva l'emergenza al 31 luglio. Gli sbagli successivi, con la chiusura del Paese il 12 marzo, sono ormai una certezza. Ma le parole di Parmitano restano: «Nel Continente si andava allargando a macchia d'olio». Ed è proprio così che i contagi si sono diffusi, soprattutto nel Nord Italia.

Peraltro, con AstroLuca, dell'Esa, partirono il 20 luglio dello scorso anno dal cosmodromo di Baikonur anche l'astronauta Nasa Drew Morgan e il comandante Alexander Skvortsov di Roscosmos. Che anche i russi e gli americani sapessero della pandemia? A questo punto pare molto probabile che ad alti livelli si fosse a conoscenza di ciò che stava accadendo. Dall'Esa fanno sapere con un comunicato arrivato in tarda serata che «a bordo dell Iss non si utilizza il calendario, ma il Cordinated Universal Time(UTC). L'anno inizia con il giorno uno e finisce con il giorno 365 e gli eventi vengono eseguiti in base a questa pianificazione. Di conseguenza è possibile confondere un mese con un altro». Inoltre, Parmitano spiega che «intorno alla fine della missione si parlava di varie crisi. Ho fatto confusione - prosegue - tra le diverse conversazioni. A bordo abbiamo appreso del contagio insieme al resto del mondo. Tutto questo è facilmente verificabile perché le comunicazioni sono registrate». L'equipaggio è oltretutto stato messo in quarantena al rientro. L'episodio si tinge di giallo.

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