Il giallo dei killer di Attanasio. Tempi sospetti e niente prove

La cattura della banda non convince nessuno. Il papà del diplomatico teme la farsa: "Arresti di valore zero"

Il giallo dei killer di Attanasio. Tempi sospetti e niente prove

Sei individui ammanettati e scalzi scortati da agenti con il dito sul grilletto per rendere la scena ad effetto. Il generale Aba Van Ang Xavier, comandante della polizia del Nord Kivu, nel Congo orientale, annuncia solennemente: «Fra di loro c'è anche il gruppo che ha attaccato il convoglio dell'ambasciatore» italiano Luca Attanasio. Il 22 febbraio dello scorso anno il nostro diplomatico è stato ucciso in un agguato assieme al carabiniere di scorta, Vittorio Iacovacci e l'autista del Programma alimentare mondiale Mustapha Milambo. L'obiettivo dei banditi sarebbe stato sequestrare il diplomatico e chiedere un milione di dollari di riscatto. Una notizia bomba per l'Italia, ma da prendere con la dovuta cautela. Poco dopo l'imboscata della morte erano già stati arrestati dei presunti assassini, ma poi si è scoperto che si trattava di uno scambio di persone. La tempistica è almeno sospetta. Il Congo non ha collaborato fino in fondo con i nostri inquirenti ostacolando le missioni dei carabinieri del Ros. E adesso che si attende la chiusura dell'inchiesta in Italia saltano fuori dei banditi. «Forse non è un depistaggio, ma solo la volontà di fare bella figura. Per ora direi che sono più che presunti responsabili» dichiara al Giornale una fonte che ha operato a Kinshasa e conosceva il carabiniere ucciso con l'ambasciatore.

Per raccontare il Congo che sanguina e alzare il velo sulle zone d'ombra del caso Attanasio stiamo realizzando un reportage grazie all'aiuto dei lettori (Associazione per La promozione del giornalismo IBAN: IT43L0503401633000000004244).

I sei arrestati sono affiliati a tre bande criminali che operano nel Nord Kivu specializzate in sequestri. I due che avrebbero partecipato all'imboscata all'ambasciatore italiano fanno parte della gang «Balume Bakulu». Il loro capo Aspirant avrebbe sparato all'ambasciatore quando si è reso conto che non riusciva a portarselo via per l'intervento dei ranger del parco Virunga. Ma ancora non è chiaro da quale arma siano partiti i proiettili che hanno ucciso Attanasio e Iacovacci.

Aspirant è in fuga, ma la polizia spera «di trovarlo» sostenendo di sapere «dove si trova». Il governatore militare della regione, generale Ndima Constant, chiede «tempo per scavare ulteriormente in direzione di prove confermate». La svolta è arrivata grazie alle indagini sull'omicidio a novembre di Simba Ngezayo, un uomo d'affari locale. Non è drammatico come il depistaggio messo in piedi dagli egiziani sul caso Regeni, che hanno fatto fuori in un blitz dei banditi accusandoli della terribile fine di Regeni. Però non è stata fornita alcuna prova concreta, per ora, sui presunti assalitori del convoglio di Attanasio.

Il padre dell'ambasciatore ha pochi peli sulla lingua: «Non è la prima volta che dal Congo arrivano notizie del genere che poi si rivelano essere una farsa. Per cui non vorrei fare alcun commento sugli arresti prima che le nostre autorità abbiamo controllato e certificato l'operato della polizia congolese. Fino ad allora per noi famigliari questi arresti non contano nulla».

La procura di Roma, che ha già chiesto due rogatorie, si sta muovendo per acquisire i verbali «ed elementi che permettano la verifica e una attenta valutazione delle novità investigative che provengono dal Congo». L'obiettivo è far partire il prima possibile i carabinieri dei Ros che potrebbero anche interrogare i sospettati.

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