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Il giallo della lettera al pm Bombardieri e le pressioni subite dai segugi di Raitre

Nella missiva da noi pubblicata la prova delle richieste di Report

Il giallo della lettera al pm Bombardieri e le pressioni subite dai segugi di Raitre
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Quando Sigfrido Ranucci è nervoso perde un po' di lucidità. Ed è un peccato, perché nella vicenda del software Ecm di Microsoft che avrebbe potenzialmente esposto la magistratura a essere spiata "a sua insaputa" il Giornale ha pubblicato un documento che gli riconosce molte cose. Si tratta della lettera scritta lo scorso 23 ottobre dal procuratore capo di Torino Giovanni Bombardieri, sentito telefonicamente dal Giornale il 22 gennaio da Rita Cavallaro sulla vicenda Microsoft, come facilmente dimostrabile, disponibile integralmente sul nostro sito sin da ieri mattina, nella quale il magistrato calabrese ricostruisce la vicenda, rivelando particolari inediti. E invece no. L'aver scritto che i giornalisti di Report avrebbero fatto pressioni su di lui ha scatenato un brutto post su Facebook e un articolino sul Fatto quotidiano, in cui entrambi ci danno dei bugiardi.

Cosa c'è scritto nella lettera di Bombardieri? Che i segugi di Raitre sono andati tre volte da lui a dirgli che questo benedetto software era pericoloso e che avevano informazioni sconosciute allo stesso magistrato, che confermavano questa tesi. Il povero procuratore ha risposto che aveva girato la questione al ministero, il quale gli aveva garantito che fosse tutto ok, che quel software (difeso anche dall'ex ministro Alfonso Bonafede nel 2020) era regolare e che non c'era alcuna possibilità di spiare a distanza il pc di un magistrato con le password a disposizione dei tecnici del ministero senza questo lo sapesse. Ora, essere ricevuti tre volte da un procuratore è un fatto insolito, sostenere tre volte la stessa tesi non dev'essere stato facile per Bombardieri, il quale è così stressato dalle pressioni di Report che non ricorda di aver mai sentito il Giornale, seppure una volta sola. Succede e non gliene facciamo una colpa. Se Bombardieri scrive al ministero una lunghissima lettera per capire come gestire questa notizia, tanto da sentirsi in dovere di informare contestualmente l'Antimafia, vuol dire che non sapeva come uscirne diversamente. D'altronde "i giornalisti di Report si sono mostrati a conoscenza di molti particolari" a lui sconosciuti, tra cui un carteggio interno al Dgsia, il Dipartimento del ministero e alcune riunioni a Torino alla presenza di Microsoft "in cui la Procura era stata rassicurata, secondo loro in maniera non corretta".

È una buona notizia per Report anche l'indagine di Milano sul tecnico che avrebbe scoperto questo bug nel software, partita da una segnalazione del capo del Dipartimento per l'innovazione tecnologica della giustizia Antonella Ciriello, il magistrato che sovraintende tutti i pc delle toghe. L'ipotesi è "accesso abusivo a sistema informatico": davanti alle telecamere di Report e ai taccuini del Fatto (sempre loro...) l'uomo ha raccontato d'aver dimostrato al gip del tribunale di Alessandria Aldo Tirone come il software potesse essere utilizzato a distanza, senza lasciare tracce, a loro insaputa. Dalla lettera di Bombardieri (vedi strappo) sappiamo che però il ministero aveva aggiunto che senza "i percorsi tecnici o, comunque, le modalità operative" da lui usate non era possibile chiarire come il software fosse vulnerabile. Insomma, è permeabile di default come dice Report o è hackerabile con un po' di astuzia come adesso sospetta la Procura di Milano?

Bombardieri non ha subito pressioni? Basta leggere la lettera per capire che è così. Se Ranucci l'avesse letta saprebbe a chi è indirizzata. Si chiama Paolo Abritti, dal febbraio 2025 è Direttore generale del Dgsap, la Direzione generale per i servizi applicativi che ha smentito lo scoop di Report. Da pm umbro era finito nel tritacarne delle chat con Luca Palamara, rivelate dal trojan nel cellulare dell'allora leader Anm dalla Procura di Perugia diretta da Raffaele Cantone per aver chiesto (e saputo) quale giudice avrebbe occupato la sua sezione penale di Perugia. Contro il colabrodo Perugia si era scatenato il Pg Sergio Sottani. Senza esito.

Possibile che un posto così sensibile sia ricoperto da un magistrato invischiato nel caso Palamara? Il ministro Carlo Nordio è stato informato di questo carteggio? Domande a cui cercheremo di dare risposte nei prossimi giorni.

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