La giudice fan di ong e immigrati che contesta rimpatri e porti chiusi

Firenze è una delle città con il più alto numero di rifugiati d'Italia. A presiedere la sezione che decide è un magistrato fan dell'accoglienza

La giudice fan di ong e immigrati che contesta rimpatri e porti chiusi

È stata relatrice di una sentenza contro il ministero dell'Interno, va in giro per l'Italia a denunciare la "deumanizzazione delle migrazioni", partecipa ai dibattiti con le ong, che infrangono le leggi per riempire l'Italia di clandestini, e sponsorizza libri schierati contro i respingimenti degli irregolari e la chiusura dei porti. Il magistrato in questione si chiama Luciana Breggia e a Firenze è presidente della sezione specializzata per l'immigrazione e la protezione internazionale del tribunale toscano. "La democrazia è bellissima - commenta Matteo Salvini - invito questo giudice a candidarsi alle prossime elezioni per cambiare le leggi che non condivide".

Firenze è una delle città con il più alto numero di rifugiati d'Italia. A presiedere una delle 26 sezioni italiane, istituite alla fine di luglio del 2017 dall'allora ministro Marco Minniti per decidere se un immigrato ha diritto o meno alla protezione internazionale, è proprio la Breggia, ultrà dell'accoglienza che non fa mistero di non sposare le politiche portate avanti da Salvini per contrastare l'immigrazione clandestina. E così succede che, nel secondo semestre 2017, su 41 ricorsi presentati dai richiedenti asilo la sezione da lei presieduta ne ha accolti 35. Un numero a dir poco impressionante: più dell'85%. Nel 2018-2019 non si è ancora pronunciata su alcun ricorso, ma è plausibile che il trend sia pressoché lo stesso. "Dietro quelle pratiche, quei fascicoli, c'è la storia umana del nostro tempo - ha spiegato il magistrato in una recente intervista - non sono numeri, ma persone e spesso dietro a queste persone ci sono altre persone in bilico, in pericolo".

Lo scorso 15 maggio la Breggia ha emesso una sentenza con cui ha negato al ministero dell'Interno la possibilità di impugnare una decisione del tribunale di Firenze che aveva precedentemente disposto l'immediata iscrizione all'anagrafe del Comune di Scandicci di un richiedente asilo somalo. "Ogni richiedente asilo, una volta che abbia presentato la domanda di protezione internazionale - aveva deciso lo scorso marzo il giudice Carlo Carvisiglia - deve intendersi comunque regolarmente soggiornante, in quanto ha il diritto di soggiornare nel territorio dello Stato durante l'esame della domanda di asilo". La sentenza della Breggia ha, quindi, tolto al Viminale la possibilità di opporsi alla sentenza e ha lasciato ai sindaci la completa autonomia di decidere contrastando, in questo modo, quello che al ministero definiscono "un orientamento giurisprudenziale consolidato". "Il rischio - fanno sapere dallo staff di Salvini - è avere interpretazioni difformi sul territorio e su un tema delicato come quello anagrafico".

La Breggia on si limita a schierarsi contro Salvini soltanto in Aula, ma "occupa" anche presentazioni e dibattiti e rilascia interviste per dimostrare tutta la propria avversione nei confronti delle misure prese dal governo Conte. In un'occasione è stata relatrice alla presentazione del libro L'attualità del male, la Libia dei lager è verità processuale di Maurizio Veglio, avvocato membro dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione (Asgi). Al tavolo con lei c'era anche Alessandra Sciurba, la portavoce della ong di Luca Casarini & Co., "Mediterranea Saving Humans". A marzo, in una lunga chiacchierata con Famiglia Cristiana, ha raccontato di girare "molto per le scuole" d'Italia per sensibilizzare su certi temi e di scrivere di "quegli uomini ridotti in condizione di schiavi". Nelle occasioni pubbliche non si fa mai problemi a dirsi contraria ai Centri di accoglienza straordinaria che difinisce "limbo di insicurezza". "Ci sono casi di richiedenti asilo che sono letteralmente impazziti durante la lunga attesa, anche a causa delle gravi situazioni dei familiari rimasti in loco - è la sua idea - storie di vite spezzate, di famiglie distrutte, storie di enorme sofferenza".

Per la Breggia "le leggi, che costituiscono il diritto, non sempre vanno nella direzione della giustizia". È forse sulla base di questa convinzione che si oppone quotidianamente, in Aula e non solo, a quelli che ritiene provvedimenti ingiusti. Un'ingerenza che Salvini trova inaccettabile: "Mi aspetto che un magistrato applichi le norme, anziché interpretarle". Da qui l'invito a "candidarsi alle prossime elezioni per cambiare le leggi che non condivide".

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